{"id":2062,"date":"2023-01-23T17:12:06","date_gmt":"2023-01-23T16:12:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/?p=2062"},"modified":"2023-01-23T19:04:20","modified_gmt":"2023-01-23T18:04:20","slug":"simbologia-del-croco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/simbologia-del-croco\/","title":{"rendered":"Simbologia del Croco"},"content":{"rendered":"\n<p align=\"justify\"><a href=\"\/data\/monographs\/Crocus_symbology_ita.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1275 alignleft\" src=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pdf-icon.png\" alt=\"\" width=\"24\" height=\"30\" srcset=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pdf-icon.png 1280w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pdf-icon-242x300.png 242w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pdf-icon-768x953.png 768w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pdf-icon-1238x1536.png 1238w\" sizes=\"auto, (max-width: 24px) 100vw, 24px\" \/><\/a><\/p>\n\n\n\n<h2>Artemide e le dee vergini<\/h2>\n<h3>Britomarti, Dictinna, Afea<\/h3>\n<p align=\"justify\"><em>Britomarti<\/em>, <em>Britomartis <\/em>(greco: <em>\u0392\u03c1\u03b9\u03c4\u03cc\u03bc\u03b1\u03c1\u03c4\u03b9\u03c2<\/em>) o ancora <em>Britomarpis<\/em><a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\"><sup>1<\/sup><\/a> era un\u2019antica divinit\u00e0 adorata principalmente nella Creta minoica. Dea delle montagne e della caccia, protettrice dei cacciatori, dei pescatori e dei marinai, fu talvolta identificata con l\u2019egineta <em>Afea<\/em> (o <em>Afaia<\/em>). Secondo alcuni autori, era anche venerata come <em>Dictinna <\/em>(<em>\u0394\u03af\u03ba\u03c4\u03c5\u03bd\u03bd\u03b1<\/em>, <em>Dictynna<\/em>).<\/p>\n<p align=\"justify\"><!--more--><\/p>\n<p align=\"justify\">A Creta durante l\u2019et\u00e0 ellenistica e romana (monumenti pi\u00f9 antichi non ci sono pervenuti) Dictinna \u00e8 rappresentata come una giovane donna armata per la caccia e di solito accompagnata dai suoi cerbiatti e dai suoi fidi cani, che pare fossero proverbiali nell\u2019antichit\u00e0 per la loro indole selvaggia e aggressiva. [Guarducci]<\/p>\n<p align=\"justify\">La figura di Britomarti ci \u00e8 nota solamente dalle sue rappresentazioni su monete di Chersoneso e di Olunte, localit\u00e0 nelle quali esistevano templi antichi dedicati a questa dea. Come Dictinna, anche Britomarti appare nelle sembianze di una giovane donna munita di faretra, mentre in un esemplare essa regge, sul braccio proteso, un cerbiatto. Sia Britomarti sia Dictinna, dunque, si avvicinano molto, per i loro caratteri, alla classica figura di Artemis. [Guarducci]<\/p>\n<p align=\"justify\">Pausania (I sec. a.C.) racconta (<em>Descrizione della Grecia<\/em>, 2.30.3) che il nome \u2018Diktynna\u2019 deriva da <em>\u03b4\u03af\u03ba\u03c4\u03c5\u03b1<\/em> (<em>diktya<\/em>, \u201creti\u201d, del tipo usato per la caccia o per la pesca):<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<em>Ad Egina, andando verso il monte di Zeus<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\"><sup>2<\/sup><\/a>, Dio di tutti i Greci, si raggiunge un santuario di Afea, in onore del quale Pindaro compose un\u2019ode per gli Egineti. I Cretesi dicono (la storia di Afea \u00e8 cretese) che Carmanore, che purific\u00f2 Apollo dopo aver ucciso Pitone, era il padre di Eubulo, e che la figlia di Zeus e di Carme, la figlia di Eubulo, era Britomarti. Si dilettava, dicono, nella corsa e nella caccia, ed era molto cara ad Artemide. In fuga da Minosse, che si era innamorato di lei, si gett\u00f2 nelle reti che erano state gettate per pescare. Fu fatta dea da Artemide ed \u00e8 adorata, non solo dai Cretesi, ma anche dagli Egineti, i quali dicono che Britomarti si mostri nella loro isola. Il suo cognome tra gli Egineti \u00e8 Afea; a Creta \u00e8 Dictynna (Dea delle reti).<\/em>\u201d [Pausania]<\/p>\n<p align=\"justify\">Antonino Liberale, antico grammatico greco vissuto in un periodo compreso tra il 100 a.C. e il 300 a.C., riporta una versione leggermente diversa (<em>Metamorfosi<\/em>, 40):<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<em>BRITOMARTIS: Cassiepia, figlia di Arabio, e Fenice, figlio di Agenore, ebbero una figlia Carme. Zeus fece l\u2019amore con lei e gener\u00f2 Britomarti che evitava la compagnia degli uomini e desiderava essere vergine per sempre. Prima arriv\u00f2 ad Argo dalla Fenicia, entrando in compagnia delle figlie di Erasino, Bize, Melite, Maira e Anchiroe. Poi and\u00f2 da Argo a Cefallenia. I Cefalleni le diedero il nome di Lafria e le fecero sacrifici come a una divinit\u00e0. Poi and\u00f2 a Creta. Quando Minosse la vide, la bram\u00f2 e la insegu\u00ec. Si rifugi\u00f2 presso alcuni pescatori che la nascosero nelle loro reti. Per questo i Cretesi la chiamavano Dictinna, la Donna delle Reti, e le offrivano sacrifici. Dopo essere fuggita da Minosse, Britomarti arriv\u00f2 ad Egina su una barca del pescatore Andromede. Ma lui la desiderava e le mise le mani addosso. Britomarti salt\u00f2 gi\u00f9 dalla barca e fugg\u00ec in un boschetto, proprio nel punto in cui oggi c\u2019\u00e8 un suo santuario. Poi scomparve dalla vista <\/em>[divenne <em>\u1f00\u03c6\u03b1\u03bd\u03ae\u03c3<\/em> (<em>aphan\u00e8s<\/em>, invisibile)]<em> e la chiamarono Afea <\/em>[<em>\u1f08\u03c6\u03b1\u03af\u03b1<\/em> (<em>Apha\u00eca<\/em>)]<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\"><sup>3<\/sup><\/a><em>, colei che \u00e8 scomparsa. Il popolo di Egina consacr\u00f2 il luogo nel santuario di Artemide, dove Britomarti scomparve, chiamandola Afea, e offrendo a lei sacrifici come a un dio.<\/em>\u201d [Antonino]<\/p>\n<figure id=\"attachment_2067\" aria-describedby=\"caption-attachment-2067\" style=\"width: 227px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2067\" src=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Diana_of_Versailles-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"227\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Diana_of_Versailles-scaled.jpg 1343w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Diana_of_Versailles-157x300.jpg 157w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Diana_of_Versailles-1074x2048.jpg 1074w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Diana_of_Versailles-768x1464.jpg 768w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Diana_of_Versailles-806x1536.jpg 806w\" sizes=\"auto, (max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2067\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 1: Diana di Versailles, copia romana di una statua greca di Leocare che rappresenta Artemide\/Diana. Versailles. [Versailles]<\/figcaption><\/figure>\n<p align=\"justify\">Callimaco (III secolo a.C.) nel suo Inno ad Artemide (<em>Inno III. Ad Artemide<\/em>, 188-205) descrisse Britomarti come una ninfa<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\"><sup>4<\/sup><\/a>:<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<sup>188<\/sup> <em>E pi\u00f9 degli altri tu ami la ninfa di Gortina<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\"><sup>5<\/sup><\/a>, Britomarti, cacciatrice dalla buona mira; per la quale Minosse un tempo, follemente innamorato, vagava per le vette di Creta. E la ninfa si nascondeva ora sotto le frondose querce e ora nei bassi prati. E per nove mesi egli vag\u00f2 per dirupi e precipizi e non smise di inseguirla, finch\u00e9, quasi raggiunta, lei salt\u00f2 in mare dall\u2019alto di un dirupo e cadde in salvo nelle reti dei pescatori. Da allora i Cidoni <\/em><sup>198<\/sup><em> chiamano Dittinna <\/em>[\u0394\u03af\u03ba\u03c4\u03c5\u03bd\u03b1, D\u00ecktyna, Signora delle Reti] <em>la ninfa e Ditteo [\u0394\u03af\u03ba\u03c4\u03b1\u1fd1\u03bf\u03bd, Diktaion<\/em>]<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\"><sup>6<\/sup><\/a><em> il monte da cui balz\u00f2 la ninfa, e l\u00ec eressero altari e fanno sacrifici. E la ghirlanda in quel giorno \u00e8 di pino o lentisco, ma le mani non toccano il mirto. Perch\u00e9 quando era in fuga, un ramo di mirto si impigli\u00f2 nelle vesti della fanciulla; per la qual cosa fu molto adirata contro il mirto. Upis<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\"><sup>7<\/sup><\/a>, o Regina, Portatrice di Luce dal bel viso, anche tu i Cretesi chiamano come quella ninfa.<\/em>\u201d [Callimaco]<\/p>\n<p align=\"justify\">Non tutti gli autori concordano su tale leggenda. Ad esempio, Diodoro Siculo (<em>Bibliotheca historica<\/em>, V.76.3-4) ha scritto:<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<em><sup>3<\/sup> Britomarti, che si chiama anche Dictinna, raccontano i miti, nacque a Ceno di Creta da Zeus e Carme, figlia di Eubulo che era figlio di Demetra; lei invent\u00f2 le reti che si usano nella caccia, per cui \u00e8 stata chiamata Dictinna, e trascorreva il suo tempo in compagnia di Artemide, questo \u00e8 il motivo per cui alcuni uomini pensano che Dictinna e Artemide siano la stessa dea; e i Cretesi hanno istituito sacrifici e costruito templi in onore di questa dea. <sup>4<\/sup> Ma quelli che raccontano che \u00e8 stata chiamata Dictinna perch\u00e9 fugg\u00ec nelle reti di alcuni pescatori quando era inseguita da Minosse, che voleva violentarla, hanno mancato la verit\u00e0; perch\u00e9 non \u00e8 una storia verosimile che la dea possa essersi mai trovata in uno stato cos\u00ec impotente da aver bisogno dell\u2019aiuto che gli uomini possono dare, essendo, come \u00e8 lei, la figlia del pi\u00f9 grande degli dei, n\u00e9 \u00e8 giusto attribuire un atto cos\u00ec empio a Minosse, che la tradizione dichiara all\u2019unanimit\u00e0 che perseguisse giusti principi e si sforzasse di raggiungere un modo di vita che fosse approvato dagli uomini.<\/em>\u201d [Diodoro]<\/p>\n<p align=\"justify\">Sia i testi di Diodoro che quelli di Callimaco rivelano una stretta relazione tra Britomarti\/Dictinna e Artemide, descritte come intime compagne, tanto che \u201c<em>pi\u00f9 degli altri tu [Artemide] ami la ninfa di Gortina, Britomarti<\/em>\u201d (vedi sopra). Questa relazione nel mito \u00e8 certamente basata sulla stretta somiglianza tra le due figure che avevano in comune diversi tratti ed \u00e8 anche conseguenza della progressiva assimilazione storica delle antiche divinit\u00e0 minoiche nel nuovo pantheon greco (ellenistico). La somiglianza tra queste dee era cos\u00ec stretta che le loro figure finirono per sovrapporsi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infatti Solino (III secolo d.C.), secondo cui il nome \u2018Britomarti\u2019 deriva da un dialetto cretese e significa \u201cdolce vergine\u201d<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\"><sup>8<\/sup><\/a>, identifica esplicitamente Britomarti con la cretese Artemide (Diana). (<em>Polyhistor<\/em>, XI.8):<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<em>I Cretesi sono molto devoti nel loro culto di Diana. Nella loro lingua madre la chiamano Britomarti, che nella nostra lingua suona simile a \u201cdolce fanciulla\u201d. A nessuno \u00e8 permesso entrare nel santuario di questa divinit\u00e0 se non a piedi nudi. Il santuario mostra l\u2019opera di Dedalo.<\/em>\u201d<a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\"><sup>9<\/sup><\/a> [Solino]<\/p>\n<p align=\"justify\">In realt\u00e0, secondo Margherita Guarducci \u201c<em>Diktynna e Britomartis furono e sempre rimasero, in Creta, due figure distinte<\/em>. <em>[&#8230;] in Creta Britomartis ci appare completamente distinta da Diktynna, e [&#8230;], mentre il culto di Britomartis sembra essere proprio della parte centrale dell\u2019isola, quello di Diktynna sembra avere esistito solamente nella regione occidentale.<\/em>\u201d [Guarducci]<\/p>\n<p align=\"justify\">R.F. Willets suggerisce un\u2019altra interpretazione della relazione tra Britomarti e Dictinna che \u201c<em>\u00e8 generalmente riconosciuta, ma non \u00e8 stata spiegata in modo soddisfacente. La stessa osservazione vale per l\u2019associazione tra Dictinna e Artemide. Eppure ci sono indicazioni dell\u2019evidenza che la relazione \u00e8 quella antica e familiare di Madre e Fanciulla; e che Dictinna sta a Demetra come Britomarti sta a Persefone.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>[\u2026] L\u2019inseguimento della vergine Britomarti da parte di Minosse \u00e8 stato paragonato da Cook al ratto di Persefone: \u00e8 stata \u00abportata via per diventare regina di un re sotterraneo\u00bb. [\u2026] Britomarti, tuttavia, non viveva con Minosse. Secondo Callimaco, dapprima si nascose da lui nei boschi di querce nei prati; poi la insegu\u00ec per nove mesi finch\u00e9 lei si gett\u00f2 in mare e fu salvata dalle reti di alcuni pescatori.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>[&#8230;] Britomarti \u00e8 cos\u00ec mitologicamente rappresentata come una ragazza da marito che subisce una trasformazione e un cambio di nome a seguito dell\u2019attenzione di Minosse. Non ci viene detto specificamente che abbia avuto rapporti con lui. Ma presumibilmente l\u2019ha trovata nel suo nascondiglio, altrimenti non sarebbe fuggita. Potrebbe essere significativo il fatto che sia stata in fuga per nove mesi, tempo sufficiente per diventare madre.<\/em>\u201d [Willet]<\/p>\n<p align=\"justify\">La fusione delle figure di Britomarti, Dictinna, Afea e Artemide avvenne piuttosto tardi nel tempo e al di fuori di Creta. Margherita Guarducci scrive: \u201c<em>Vi fu, nella Creta pre-ellenica, una dea chiamata Diktynna e venerata nella parte occidentale dell\u2019isola. [&#8230;] Diktynna, poi, fu collegata e a poco a poco fusa con la dea Artemis: fusione che avvenne certamente fuori di Creta e con ogni probabilit\u00e0 ad Atene, ed alla quale l\u2019isola di Creta rimase sempre estranea. C\u2019era, poi, nella Creta pre-ellenica un\u2019altra divinit\u00e0 femminile, Britomartis, venerata nella parte centrale dell\u2019isola. Essa venne accostata a Diktynna e poi fu confusa con essa, non gi\u00e0 nel culto ma nella tradizione letteraria, forse per la prima volta nell\u2019inno ad Artemide di Callimaco. Anche Britomartis, come Diktynna, venne imparentata con Artemis; ma, anche in questo caso, l\u2019associazione delle due figure rimase estranea a Creta.<\/em>\u201d [Guarducci].<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h3>Artemide<\/h3>\n<p align=\"justify\">Esistono diverse teorie sull\u2019origine della figura di Artemide.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si suppone spesso che nella primitiva religione greca (di cui oggi si sa poco), le foreste e le terre selvagge fossero il dominio di una grande dea preistorica che oggi viene solitamente indicata con il nome di Signora degli Animali, o <em>\u03a0\u03cc\u03c4\u03bd\u03b9\u03b1 \u0398\u03b7\u03c1\u1ff6\u03bd<\/em> (<em>Potnia theron<\/em>)<a href=\"#_edn10\" name=\"_ednref10\"><sup>10<\/sup><\/a>. [Lloyd Jones, Nosch]<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella tradizione classica, Artemide era associata alle montagne, ai boschi, alla caccia e alla danza, alle ninfe, ai bambini e agli animali giovani, nonch\u00e9 agli animali selvatici; in realt\u00e0, gi\u00e0 nel I millennio lei era associata alla caccia, alla pesca e agli animali selvatici. Ci\u00f2 ha indotto alcuni studiosi a supporre che la sua origine debba essere ricercata in un periodo in cui i suoi adoratori si occupavano principalmente di caccia e pesca, un periodo quindi precedente all\u2019introduzione dell\u2019agricoltura. Ci\u00f2 ha indotto alcuni autori ad intendere Artemide come \u201cerede\u201d della Signora degli Animali. [Lloyd Jones, Nosch]<\/p>\n<p align=\"justify\">Alcuni studiosi, d\u2019altra parte, sono convinti dell\u2019esistenza di elementi minoici nel culto di Artemide e identificano un\u2019Artemide minoica con una delle dee cretesi, scelta principalmente tra Ilizia (successivamente annessa nel Pantheon greco come dea del parto e dell\u2019ostetricia), Britomarti, Dictinna e Afea (vedi anche [Nosch]).<\/p>\n<p align=\"justify\">In effetti, Artemide era fortemente presente a Creta nel I millennio a.C., ad esempio nei culti di diverse citt\u00e0 cretesi. \u00c8 plausibile supporre che, almeno dopo la conquista micenea dell\u2019isola, Artemide debba essersi affermata come divinit\u00e0 anche a Creta. In effetti, Artemide appare come una figura ben definita e ben integrata nel pantheon miceneo dell\u2019et\u00e0 del bronzo. [Nosch]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 interessante notare che nessuno degli elementi tradizionali del culto di Artemide \u2013 natura, animali selvatici, danza \u2013 \u00e8 stato trovato nelle iscrizioni in lineare B. L\u2019iconografia dell\u2019et\u00e0 del bronzo, tuttavia, mostra chiaramente una <em>Potnia theron <\/em>proprio con questi elementi. [Nosch]<\/p>\n<p align=\"justify\">Infine, alcuni studiosi vedono Artemide come il risultato di un sincretismo religioso di varie divinit\u00e0 femminili minoiche e greche. Hugh Lloyd-Jones scrive:<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<em>Nella pi\u00f9 antica religione greca, le dee erano poco differenziate l\u2019una dall\u2019altra: gli strutturalisti, con la loro tendenza a trascurare la dimensione storica, farebbero bene a ricordare che la distinzione precisa di una divinit\u00e0 da un\u2019altra in termini di attributi e funzione pu\u00f2 non essere attribuita in maniera certa al passato remoto. Non sorprende quindi che la Signora degli Animali abbia diverse eredi in luoghi diversi. Rimandano a lei alcune caratteristiche dell\u2019Hera di Samo e dell\u2019Argiva, dell\u2019Athena Alea di Tegea, della Cibele e dell\u2019Anahita dell\u2019Asia Minore nonch\u00e9 di vari culti di Demetra e di Persefone; ma la sua abituale erede in epoca storica \u00e8, come tutti sappiamo, Artemide. Artemide incorpor\u00f2 varie dee locali che avevano ereditato alcune caratteristiche della Signora degli Animali, come Afea ad Egina, Dictinna e Britomarti a Creta, Ecate in diversi luoghi.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Artemide assunse caratteristiche apollinee dall\u2019epoca relativamente tarda nella quale divenne sorella di Apollo; ma la vergine cacciatrice, casta e bella, gi\u00e0 affermata nell\u2019epica omerica, \u00e8 ben diversa dalla Signora degli animali come appare nell\u2019arte pi\u00f9 antica, anche se non si risale indietro nel tempo fino alle sue manifestazioni cretesi .<\/em>\u201d [Lloyd Jones]<\/p>\n<p align=\"justify\">La questione \u00e8 ancora in discussione\u2026<\/p>\n<p align=\"justify\">Alla fine, Britomarti e Dictinna, come Artemide, furono attirate nel culto di Ecate e persino identificate con lei. Ad esempio, nelle <em>Rane<\/em> di Aristofane leggiamo:<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<em>O Artemide, divina fanciulla, Dictinna, bella cacciatrice, porta quel tuo branco dal naso acuto, e caccia con me per tutta la casa.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>O Ecate, dalle spade fiammeggianti, o figlia di Zeus, arma le tue mani, quelle mani velocissime, sia destra che sinistra; proietta i tuoi raggi sulla casa di Glice cos\u00ec che io serenamente possa andar l\u00ec a cercare al chiaro di luna il furto.<\/em>\u201d [Aristofane]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h3>Il mitologema della &#8220;dea vergine della natura selvaggia&#8221;<\/h3>\n<p align=\"justify\">Sia che Britomarti, Dictinna, Afea e Artemide si siano effettivamente evolute dalla stessa dea primordiale sia che le loro figure si siano influenzate a vicenda e\/o si siano fuse successivamente nel tempo, dal punto di vista archetipico si basano sullo stesso motivo (mitologema): giovani dee<a href=\"#_edn11\" name=\"_ednref11\"><sup>11<\/sup><\/a> della natura selvaggia e delle belve feroci, dedite alla navigazione e alla caccia (spesso rappresentate come arciere), votate alla castit\u00e0 e talvolta venerate come <em>kourotrophos<\/em> (protettrici dei giovani e del parto).<\/p>\n<p align=\"justify\">Infatti, Margherita Guarducci scrive: \u201c<em>Comunque noi abbiamo ogni buona ragione per credere che tanto Diktynna quanto Britomartis fossero considerate dai Cretesi divinit\u00e0 fanciulle, cos\u00ec come ci induce a ritenere la leggenda stessa cantata da Callimaco e ripetuta pi\u00f9 o meno fedelmente dagli altri, e come ci confermano i legami che non solo nella tradizione letteraria ma anche in quella epigrafica e figurata uniscono Britomartis e Diktynna (siano esse considerate come due figure o una sola) con la dea fanciulla per eccellenza, Artemis.<\/em>\u201d [Guarducci]<\/p>\n<p align=\"justify\">Pertanto, sembra molto probabile che questo mitologema derivi da un comune motivo progenitore che precede la nascita di queste figure divine e che era diffuso in tutta l\u2019antica regione greca.<\/p>\n<p align=\"justify\">Osservando il mitologema in chiave diacronica, sembra che la Signora degli Animali, un tempo venerata come divinit\u00e0 femminile potente e temibile con cui confrontarsi in ogni momento della giornata in una societ\u00e0 pre-agraria di cacciatori-raccoglitori, sia stata progressivamente relegata, dopo l\u2019avvento dell\u2019agricoltura, a una pi\u00f9 gestibile dea della natura selvaggia e del \u201cperiodo\u201d selvaggio della vita degli uomini e delle donne (pi\u00f9 specificamente di queste ultime), cio\u00e8 il tempo prima della maggiore et\u00e0, nel quale i ragazzi e le ragazze appaiono come ancora non addomesticati. Successivamente, un ulteriore \u201cridimensionamento\u201d della sua figura divina avvenne a seguito dell\u2019associazione fraterna con il dio solare maschile (e decisamente pi\u00f9 patriarcale), Apollo: in quel momento, il potere un tempo possente della dea veniva confinato nel secondario ruolo \u201clunare\u201d di gestione di tutte le cose che non avvengono \u201calla luce del sole\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 interessante il punto di vista di R. F. Willets. Egli scrive: \u201c<em>\u00c8 chiaro, stando ad alcuni dei monumenti, alla nomenclatura delle divinit\u00e0 successive ed alla mitologia, che la dea [minoica] fosse una dea della luna cos\u00ec come (o piuttosto in virt\u00f9 dell\u2019essere) una dea della fertilit\u00e0. Il culto della luna nelle sue varie fasi \u00e8 strettamente associato alla misurazione del tempo, indispensabile a qualsiasi comunit\u00e0 agricola moderatamente avanzata. [&#8230;] Ma il culto della luna deve anche aver contribuito al culto della dea dal punto di vista della fertilit\u00e0 umana e a motivo delle speciali associazioni della luna con le funzioni fisiologiche delle donne. [\u2026] Britomarti o Dictinna non furono identificate con la luna fino all\u2019epoca romana [&#8230;] ma poich\u00e9 \u00e8 generalmente accettato che Britomarti e Dictinna siano antiche dee cretesi, \u00e8 improbabile che la loro associazione con la luna sia stata inventata esclusivamente dalla tarda mitografia, poich\u00e9, come abbiamo visto, il culto della luna ebbe un ruolo importante nello sviluppo della dea minoica.<\/em>\u201d [Willets]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h2>Il croco minoico<\/h2>\n<p align=\"justify\">I crochi sono stati a lungo riconosciuti quale motivo popolare nell\u2019arte minoica. Durante i suoi scavi a Cnosso, Sir Arthur Evans identific\u00f2 vari manufatti decorati con crochi che provenivano sia dal palazzo che dai suoi dintorni: tra questi, l\u2019affresco delle Raccoglitrici di Zafferano (forse il pi\u00f9 antico affresco figurativo sopravvissuto nell\u2019Egeo) e le pitture murali della Casa degli Affreschi, abiti e fiori in maiolica dai depositi del tempio e ceramiche che vanno dalle tazze del Medio Minoico IB ai vasi del tardo Minoico IB. Evans identific\u00f2 il fiore di croco persino su tavolette di argilla incise, chiusure e sigilli. Scoperte contemporanee in altri siti cretesi hanno prodotto ulteriore materiale. [Day]<\/p>\n<p align=\"justify\">In un periodo compreso tra il XVII e il XVI secolo a.C.<a href=\"#_edn12\" name=\"_ednref12\"><sup>12<\/sup><\/a>, l&#8217;isola greca di Thera (l\u2019odierna Santorini), nell\u2019arcipelago delle Cicladi del Mar Egeo, fu distrutta dall\u2019eruzione del vulcano dell\u2019isola che seppell\u00ec gli edifici con tutto il loro contenuto sotto uno strato spesso (fino a 6 metri) di pomice e cenere. In alcuni luoghi, questo rivestimento ha conservato intatto fino ad oggi tutto ci\u00f2 che era stato sepolto, similmente a quanto avvenne a Pompei. [Ferrence]<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1967 Spyridon Marinatos avvi\u00f2 gli scavi vicino alla moderna citt\u00e0 di Akrotiri (in greco: \u0391\u03ba\u03c1\u03c9\u03c4\u03ae\u03c1\u03b9, \u201ccapo\u201d) a Santorini e dopo la sua morte il progetto \u00e8 continuato sotto la supervisione di Christos Doumas, successore di Marinatos. Questi scavi hanno permesso di scoprire i resti di un insediamento dell\u2019et\u00e0 del bronzo che lo stesso Doumas chiam\u00f2 la \u201c<em>Pompei dell\u2019antico Egeo<\/em>\u201d. Gli abitanti probabilmente fuggirono prima di essere seppelliti dato che ad oggi non sono state ancora scoperte ossa umane. [Ferrence]<\/p>\n<p align=\"justify\">Dipinti murali estremamente ben conservati sono stati trovati in tutta la citt\u00e0. In un edificio noto come \u201cXeste 3\u201d sono stati rinvenuti degli interessanti affreschi raffiguranti figure femminili, fiori di croco e una scimmia blu.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il dipinto al piano superiore dell\u2019edificio di Xeste 3 (Fig. 2; ottime tavole a colori che mostrano i dettagli degli affreschi si trovano in [Doumas]) si estende su due pareti adiacenti e raffigura una figura femminile centrale seduta su una pila di cuscini posta su una piattaforma tripartita multicolore sopraelevata e con indosso molti gioielli, tra cui collane di perline a forma di uccelli acquatici e libellule e un corpetto decorato con fiori di croco. Sulla sua guancia \u00e8 dipinto un fiore di croco. Alla destra della donna \u00e8 posizionato un grifone al guinzaglio, mentre a sinistra \u00e8 raffigurata una scimmia blu che porge alla donna degli stimmi di croco presi da una cesta che si trova sul primo basamento. Una giovane ragazza versa fiori di croco dal suo cestino in un cesto pi\u00f9 grande posizionato a terra a sinistra della scimmia. Un\u2019altra fanciulla alla destra del grifone si dirige verso la donna portando sulla spalla una cesta. Su un muro adiacente, altre due giovani donne raccolgono fiori da ciuffi di croco in un paesaggio roccioso. [Ferrence]<\/p>\n<figure id=\"attachment_2064\" aria-describedby=\"caption-attachment-2064\" style=\"width: 2474px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2064 size-full\" style=\"color: initial;\" src=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Akrotiri_Xesti_3_Fresko_Frau_auf_Thron_01.jpg\" alt=\"\" width=\"2474\" height=\"1902\" srcset=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Akrotiri_Xesti_3_Fresko_Frau_auf_Thron_01.jpg 2474w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Akrotiri_Xesti_3_Fresko_Frau_auf_Thron_01-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Akrotiri_Xesti_3_Fresko_Frau_auf_Thron_01-2048x1574.jpg 2048w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Akrotiri_Xesti_3_Fresko_Frau_auf_Thron_01-768x590.jpg 768w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Akrotiri_Xesti_3_Fresko_Frau_auf_Thron_01-1536x1181.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 2474px) 100vw, 2474px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2064\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 2: Dipinto al piano superiore dell\u2019edificio di Xeste 3 [TheraFound]<\/figcaption><\/figure>\n<p align=\"justify\">Al piano inferiore di Xeste 3, tre figure femminili in un paesaggio roccioso con ciuffi di croco si affacciano verso una struttura architettonica sormontata da alcune Corna della Consacrazione<a href=\"#_edn13\" name=\"_ednref13\"><sup>13<\/sup><\/a> decorate con stimmi di croco o, pi\u00f9 probabilmente, striate di sangue. La donna centrale \u00e8 seduta su uno sperone roccioso con la mano sinistra a sorreggere la testa e la mano destra posta sul piede sinistro sanguinante; due stimmi di croco cadono vicino al suo piede. [Ferrence]<\/p>\n<p align=\"justify\">Questi affreschi sono tra i dipinti meglio conservati e pi\u00f9 dibattuti di tutta la storia dell\u2019arte dell\u2019Egeo dell\u2019et\u00e0 del bronzo. Non \u00e8 stata ancora trovata alcuna documentazione in cui sia descritto Xeste 3: le iscrizioni coeve in Lineare A rimangono indecifrate e nessun testo egeo successivo fa riferimento agli affreschi. Tuttavia, gli affreschi di Akrotiri e la cultura di Thera nel suo insieme hanno forti somiglianze con la civilt\u00e0 minoica dell\u2019isola di Creta, esemplificata soprattutto nel sito di Cnosso. [Ferrence]<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli studiosi hanno interpretato questi affreschi come rappresentativi di possibili diverse attivit\u00e0: riti di fertilit\u00e0, cerimonie di iniziazione e\/o di matrimonio, riti di passaggio e attivit\u00e0 produttive locali. Per le sue affinit\u00e0 iconografiche con altre divinit\u00e0 minoiche (vale a dire la grandezza maggiore rispetto alle altre figure umane, la posizione elevata e la natura degli animali che l\u2019accompagnano, una scimmia blu e un grifone, entrambi creature mitologiche), la donna seduta al livello superiore \u00e8 solitamente identificata come una dea. [Cichon, Ferrence]<\/p>\n<p align=\"justify\">Nessuno sa quale dea sia. La maggior parte degli archeologi, tra cui Marinatos, sembra concordare sul fatto che appaia qui come la Grande Dea o la Signora degli Animali dell\u2019antica cultura del Mediterraneo e del Vicino Oriente, sebbene non tutti gli autori siano d\u2019accordo con questa interpretazione. In effetti, \u00e8 ritratta mentre indossa o si trova vicino ad animali acquatici, animali terrestri, cos\u00ec come insetti e fiori. Il grifone alla sua destra \u00e8 al guinzaglio e la scimmia blu la sta servendo, il che significa che ha potere sui due animali mitologici<a href=\"#_edn14\" name=\"_ednref14\"><sup>14<\/sup><\/a>. [Cichon, Ferrence]<\/p>\n<p align=\"justify\">Un secolo di scavi (tuttora in corso) a Creta e Thera ha accresciuto il corpus di materiale decorato a crochi e questo fiore \u00e8 oggi uno dei motivi minoici pi\u00f9 noti, oltre ad essere una delle piante pi\u00f9 rappresentate nella pittura minoica. Nel corso del tempo, i crochi sono diventati oggetti di studio sempre pi\u00f9 popolari, nel tentativo da parte degli archeologi di comprendere i significati dell\u2019arte dell\u2019et\u00e0 del bronzo. Sono stati discussi i potenziali poteri medicinali, cos\u00ec come il ruolo dello zafferano nei rituali. [Day, Morgan]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 interessante notare che il croco appartiene decisamente all\u2019iconografia minoica pi\u00f9 che a quella micenea, a differenza dell\u2019altro fiore popolare, il giglio (croco e giglio sono i motivi ceramici pi\u00f9 popolari a Thera), che \u00e8 stato trasferito nell\u2019immaginario e nella religione della terraferma. [Morgan]<\/p>\n<p align=\"justify\">Il croco \u00e8 anche uno dei fiori pi\u00f9 spesso rappresentati negli affreschi minoici di carattere religioso: insieme agli uccelli e ai gigli, i crochi sono noti attributi della dea [Cichon]. La funzione religiosa di questo fiore \u00e8 corroborata dalla sua comparsa su tavole d\u2019offerta e altari, ad Akrotiri (a Thera) e in tutto il Mediterraneo. Questa tradizione religiosa continu\u00f2 fino al VII secolo a.C., quando l\u2019altare di Apollo Karneios presso la colonia ternana di Cirene fu decorato con un motivo a crochi [Dewan].<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo il 1450 a.C. circa si verific\u00f2 una generale scomparsa del motivo del croco da tutti i reperti, ad eccezione delle tavolette in lineare B. [Day]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h3>Quale croco?<\/h3>\n<p align=\"justify\">I crochi nell\u2019arte minoica sono solitamente raffigurati come fuoriuscenti da un ciuffo di foglie, con diversi fiori che formano un gruppo. Vengono rappresentati tre \u201cpetali\u201d (in realt\u00e0 tepali) e il colore del fiore varia: in alcuni casi \u00e8 probabilmente determinato dal colore dello sfondo, ma i pi\u00f9 comuni sono le sfumature del viola o del rosso; anche il bianco e il blu sono molto usati. Gli stigmi, le parti superiori degli stili, visibili tra i tepali, sono di colore rosso o giallo aranciato e variano da tre a due o quattro per fiore<a href=\"#_edn15\" name=\"_ednref15\"><sup>15<\/sup><\/a>. [Day]<\/p>\n<p align=\"justify\">I tepali (solitamente) viola e i lunghi stimmi che in alcuni casi vengono mostrati fuoriuscire dal fiore hanno portato a identificare questi fiori come <em>C. cartwrightianus<\/em> o <em>C. sativus<\/em>. Alcuni autori suggeriscono che potrebbero essere rappresentate altre specie.<\/p>\n<p align=\"justify\">Jo Day, ad esempio, nomina anche <em>C. oreocreticus<\/em>, simile a entrambe le specie sopra citate, suggerendo anche che i minoici probabilmente non distinguevano le piante a livello di specie nel modo in cui noi, aderenti a un moderno sistema di classificazione post-Linneiano, facciamo oggi. In altre parole, secondo l\u2019autrice, le (lievi) differenze morfologiche tra <em>C. cartwrightianus<\/em>, <em>C. sativus <\/em>e <em>C. oreocreticus <\/em>potrebbero semplicemente non essere state rilevanti per la visione minoica della natura. [Day]<\/p>\n<figure id=\"attachment_2072\" aria-describedby=\"caption-attachment-2072\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2072\" src=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Crocus_carwrightianus-4.png\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"414\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2072\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 3: Crocus cartwrightianus (fiori viola e fiori albini)<\/figcaption><\/figure>\n<p align=\"justify\">Questo \u00e8 un punto di vista abbastanza interessante, ma la classificazione moderna pu\u00f2 aiutarci ad essere pi\u00f9 precisi di cos\u00ec. Brian Mathew scrive: \u201c<em>L\u2019origine del clone di <\/em>C. sativus <em>che esiste oggi \u00e8 sconosciuta ma \u00e8 altamente probabile che sia lo stesso clone coltivato in Inghilterra nel XIV secolo. C\u2019\u00e8 anche la possibilit\u00e0 che fosse conosciuto gi\u00e0 nel 1600 a.C. poich\u00e9 a Cnosso a Creta esistono disegni su affreschi e ceramiche minoiche in cui \u00e8 raffigurato un Crocus con semplici ramificazioni di stigmi rossi allungati. Nessun Crocus mostra questa caratteristica meglio di <\/em>C. sativus <em>sebbene in alcune forme di <\/em>C. cartwrightianus le<em> ramificazioni siano un po\u2019 pi\u00f9 lunghe dei segmenti del perianzio.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Ovviamente \u00e8 impossibile dire se i minoici coltivassero esattamente lo stesso clone che esiste ancora oggi o una forma di <\/em>C. cartwrightianus<em>, una specie che si trova naturalmente a Creta. L\u2019argomento \u00e8 forse a favore di quest\u2019ultimo poich\u00e9 alcuni dei Crocus raffigurati sono a fiore bianco e questa specie ha una marcata tendenza a produrre individui albini.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Qualunque sia il caso, \u00e8 evidente che i minoici possedevano una pianta con uno sviluppo eccezionale dello stigma, capace di una resa di zafferano molto migliore rispetto al <\/em>C. cartwrightianus <em>selvatico locale.<\/em>\u201d [Mathew]<\/p>\n<p align=\"justify\">Non possiamo scartare a priori l\u2019ipotesi che la lunghezza degli stimmi rappresentati negli affreschi fosse pi\u00f9 legata all\u2019esigenza di sottolineare la particolare importanza della specifica parte del fiore che alla necessit\u00e0 di rappresentare il croco in maniera realistica. Quale che sia il caso, la presenza di fiori albini fa propendere maggiormente per <em>C. cartwrightianus.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguarda il <em>C. oreocreticus<\/em>, \u00e8 da notare che lo specifico taxon \u201coreocreticus\u201d indica chiaramente che questa specie \u00e8 tipica delle montagne, a differenza di <em>C. cartwrightianus <\/em>che \u00e8 una pianta di pianura. In effetti, attualmente <em>C. oreocreticus <\/em>\u00e8 presente nella Creta centrale e orientale e non sembra essere presente al di sotto di ca. 900 metri; inoltre \u00e8 comune su certe montagne fino ad almeno 2000 metri. Anche in <em>C. oreocreticus<\/em> le ramificazioni rosse dello stilo sono piuttosto lunghe rispetto ai tepali. [Mathew2]<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>C. cartwrightianus<\/em>, invece, \u00e8 presente principalmente nelle Cicladi e nell\u2019Attica sulla terraferma greca. Le uniche popolazioni di <em>C. cartwrightianus <\/em>di cui si conosce l\u2019esistenza a Creta si trovano vicino a Khania, in particolare nella penisola di Akrotiri (che \u00e8 una localit\u00e0 diversa da Akrotiri a Santorini)<a href=\"#_edn16\" name=\"_ednref16\"><sup>16<\/sup><\/a> dove \u00e8 apparentemente ben noto e utilizzato come fonte selvatica di zafferano. Qui, come in altre parti del suo areale, si presenta a bassa quota, solitamente al di sotto dei 300 metri e spesso solo poco al di sopra del livello del mare. [Mathew2]<\/p>\n<p align=\"justify\">Ad ogni modo, se l\u2019albinismo \u00e8 una caratteristica molto comune in <em>C. carthwrightianus<\/em>, tanto che alcune popolazioni di tale <em>Crocus<\/em> consistono in forme bianche e viola in proporzioni quasi uguali, tale fenomeno \u00e8 molto raro in <em>C. oreocreticus<\/em>. Inoltre, in <em>C. oreocreticus <\/em>le foglie all\u2019antesi solitamente non si vedono o al pi\u00f9 hanno solo un centimetro o due visibili, mentre quelle di <em>C. cartwrightianus<\/em> spesso superano i fiori in lunghezza [Mathew2]. Poich\u00e9 queste ultime due caratteristiche di <em>C. oreocreticus <\/em>certamente contrastano con la rappresentazione di fiori di croco viola e bianchi che crescono da un ciuffo di foglie, \u00e8 molto probabile che il croco rappresentato nell\u2019arte minoica sia <em>C. cartwrightianus<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h2>Artemide e il croco<\/h2>\n<h3>Brauronia<\/h3>\n<p align=\"justify\">Brauronia (\u03c4\u1f70 \u0392\u03c1\u03b1\u03c5\u03c1\u03ce\u03bd\u03b9\u03b1) era una festa che si teneva ogni cinque anni nella cittadina di Brauron, situata sulla costa orientale dell\u2019Attica, a circa 39 km da Atene, in onore di Artemide Brauronia. Durante la festivit\u00e0 si celebrava un rito di iniziazione femminile detto <em>\u1f00\u03c1\u03ba\u03c4\u03b5\u03af\u03b1 <\/em>(<em>arkte\u00eca<\/em>), in cui giovani ragazze nubili (probabilmente tra i cinque e i dieci anni di et\u00e0) vestite con una veste color zafferano chiamata <em>\u03ba\u03c1\u03bf\u03ba\u03c9\u03c4\u03cc\u03c2<\/em> (<em>krokot\u00f2s<\/em>) dovevano imitare un orso (<em>\u1f00\u03c1\u03ba\u03c4\u03b5\u03cd\u03c3\u03b1\u03b9<\/em>, <em>arkteysai<\/em>). Le ragazze stesse erano chiamate <em>\u1f04\u03c1\u03ba\u03c4\u03bf\u03b9 <\/em>(<em>arktoi<\/em>, orse). [Peck]<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutte le donne prima di potersi sposare dovevano prendere parte a questa festa ed essere consacrate alla dea. [Guarisco, Peck]<\/p>\n<p align=\"justify\">Le fonti attualmente note non ci consentono di conoscere i dettagli della cerimonia. Anche l\u2019et\u00e0 delle \u201corsette\u201d non \u00e8 nota con certezza. [Guarisco]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 plausibile che con questa cerimonia le giovani ragazze, ancora parzialmente \u201cdalla parte della natura\u201d e quindi simili ad animali che devono essere addomesticati, venissero a tutti gli effetti \u201cpurificate\u201d dalla loro parte pi\u00f9 istintuale prima di poter essere accolte come donne nel pieno senso del termine. Non \u00e8 un caso che la cerimonia fosse celebrata nell\u2019ambito del culto di Artemide, la dea fanciulla, vergine e selvatica per eccellenza (cfr. [Guarisco]).<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 interessante notare che in tutta la letteratura greca il <em>krokotos <\/em>figura come veste di seduzione tipicamente femminile. All\u2019interno della tradizione paremiografica greca esiste un proverbio che recita: \u201c<em>alla donnola non si addice il krokotos<\/em>\u201d, noto anche in alcune varianti (tra cui \u201c<em>la donnola si \u00e8 spogliata del krokotos<\/em>\u201d) che sostanzialmente hanno lo stesso significato. Alcuni paremiografi collegano tale proverbio ad un racconto che narra di una donnola che, trasformata in donna da Afrodite, si mette a correre dietro un topo pur indossando un <em>krokotos<\/em>. [Guarisco, Guarisco2]<\/p>\n<p align=\"justify\">Con ogni probabilit\u00e0 il racconto in questione \u00e8 (o afferisce a) una delle favole attribuite ad Esopo, <em>La donnola e Afrodite<\/em>. Tale favola narra di una donnola che innamoratasi di un bel giovane prega Afrodite di trasformarla in donna. La dea impietosita la accontenta e la trasforma in una ragazza della quale il giovane si innamora. Ad un certo punto, Afrodite, volendo sapere se la donnola con la trasformazione del corpo avesse cambiato anche indole, pone un topo in mezzo alla stanza nuziale nella quale i due giovani siedono. La donnola appena vede il topo salta gi\u00f9 dal letto e comincia ad inseguire il roditore per mangiarlo. La dea, sdegnata, la trasforma nuovamente in donnola, riportandola cos\u00ec alla sua forma originaria. [Guarisco, Guarisco2]<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella favola e nei proverbi summenzionati il <em>krokotos <\/em>simboleggia la piena condizione di donna che la donnola non riesce a raggiungere. \u00c8 possibile comparare il percorso della donnola-donna del racconto con quello delle <em>parth\u00e8noi<\/em>&#8211;<em>arktoi<\/em> nelle Brauronie: se la donnola nel segno di Afrodite non riesce a compiere il passaggio da <em>\u03c0\u03b1\u03c1\u03b8\u03ad\u03bd\u03bf\u03c3<\/em> (<em>parth\u00e8nos<\/em>, \u201cvergine\u201d) a <em>\u03b3\u03c5\u03bd\u03ae <\/em>(<em>gyn\u00e9<\/em>), donna sposata perch\u00e9 diventa donna ma senza riuscire a perdere l\u2019indole animale, le <em>parthenoi<\/em> nel segno di Artemide diventano orse per liberarsi definitivamente della loro componente di selvatichezza. Afrodite pu\u00f2 garantire l\u2019appagamento del desiderio amoroso, ma perch\u00e9 la <em>parthenos <\/em>diventi <em>gyn\u00e9 <\/em>\u00e8 indispensabile l\u2019intervento di Artemide, il cui ruolo nella tutela dei confini, compresa la frontiera tra domestico e selvatico, \u00e8 ampiamente riconosciuto. [Guarisco, Guarisco2]<\/p>\n<p align=\"justify\">A Brauron esisteva anche un\u2019altra festa quinquennale chiamata Brauronia che veniva celebrata da uomini e donne dissolute in onore di Dioniso. [Peck]<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h3>La dea vergine e il croco<\/h3>\n<p align=\"justify\">Vesti color croco sono associate al culto di Artemide a Brauron ma non sappiamo se nell\u2019Et\u00e0 del Bronzo il croco fosse gi\u00e0 associato ad Artemide o ad una delle dee vergini cretesi (Britomarti, Dictinna, Afea). Tuttavia sappiamo che questo fiore costituiva un motivo popolare nell\u2019iconografia minoica e soprattutto nell\u2019iconografia minoica religiosa. (cmp. [Nosch])<\/p>\n<p align=\"justify\">Esiste sicuramente un legame tra il croco e la Dea dei Crochi di Thera, ma non sappiamo con certezza se questa fosse la Grande Dea (<em>Potnia theron<\/em>) in particolare o un\u2019altra dea della Natura che presiedesse, ad esempio, alle guarigioni, alle cerimonie, ai riti di passaggio o alle attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019uso del croco nell\u2019iconografia religiosa minoica, l\u2019esistenza di una dea specificamente associata (iconograficamente) al croco e l\u2019impiego del krokotos come indumento simbolicamente colorato durante la festa di Brauronia suggeriscono comunque che possa esistere un <em>fil rouge <\/em>che unisce la Signora degli Animali (in qualunque sua \u201cdeclinazione\u201d, forse \u2013 ma non certamente \u2013 inclusa la Dea dei Crochi di Thera), le dee fanciulle di Creta e delle Cicladi, Artemide e il croco.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 interessante notare che anche altre dee in qualche modo legate ad Artermide (Eos ed Ecate, per esempio) erano rappresentate con vesti color zafferano (<em>\u03ba\u03c1\u03bf\u03ba\u03cc\u03c0\u03b5\u03c0\u03bb\u03bf\u03c2<\/em>, <em>krok\u00f2peplos<\/em>) (vedi, ad esempio, [Benda-Weber]).<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h3>La simbologia del croco in epoca greca e romana<\/h3>\n<p align=\"justify\">In realt\u00e0 tutta la simbologia dello zafferano nel mondo greco e romano ha un certo grado di complessit\u00e0. Secondo Isabella Benda-Weber: \u201c<em>In Grecia, nei tempi antichi e nel mito, l\u2019uso dello zafferano come spezia e colorante era un privilegio riservato a dei, eroine e principesse. Lo zafferano viene citato per la prima volta da Omero quando Era lo gett\u00f2 sul suo letto nuziale (Il. 14, 348). Eos, l\u2019alba, \u00e8 sempre velata di zafferano (Il. 8, 1; 19, 1; Ovidio, <\/em>Ars. Amat<em>. 3, 3 ha attribuito questo colore ad Aurora). Antigone fece scivolare la \u03ba\u03c1\u03bf\u03ba\u03cc\u03b5\u03c3\u03c3\u03b1 \u03c3\u03c4\u03bf\u03bb\u03ae (Eurip., Phoen. 1491) nella sua disperazione per la morte della madre e dei fratelli, lo stesso fece Ifigenia al momento del suo sacrificio (\u03ba\u03c1\u03cc\u03ba\u03bf\u03c5 \u03b2\u03b1\u03c6\u1f70\u03c2 \u03b4&#8217; \u1f10\u03c2 \u03c0\u03ad\u03b4\u03bf\u03bd \u03c7\u03ad\u03bf\u03c5\u03c3\u03b1: Aesch., <\/em>Agam<em>. 239), Andromeda incatenata alle rocce ha indossato il \u03ba\u03c1\u03bf\u03ba\u03cc\u03b5\u03b9\u03c2 (fig. 3), Elena port\u00f2 con s\u00e9 da Micene la sua <\/em>palla <em>ricamata in oro e il velo bordato di croco, doni della madre Leda. Enio (Hes., Theog. 273), le ninfe (Hes., Theog. 358), le muse (Alc. 85 A) ed Ecate (Inno orfico 1) indossavano un \u03ba\u03c1\u03bf\u03ba\u03cc\u03c0\u03b5\u03c0\u03bb\u03bf\u03c2. Venere riveste Medea della sua stessa veste intessuta di croco (val. Flacc., Argonaut. 8, 234: <\/em>ipsa suas illi croceo subtegmine vestes induit<em>).<\/em>\u201d [Benda Weber].<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 interessante notare che nel testo sopra, la maggior parte dei personaggi femminili nominati sono in qualche modo legati ad Artemide, alla seduzione femminile o al matrimonio. Secondo Brittany DeMone e Lisa A. Hughes, \u201c<em>il giallo zafferano nell\u2019antichit\u00e0 era percepito come un colore femminile, in parte a causa delle sue associazioni con giovani donne non sposate, seduzione, rituali femminili e, per estensione, con un cambiamento di identit\u00e0<\/em>\u201d. [DeMone]<\/p>\n<p align=\"justify\">Comunque \u201c<em>nel mito non solo le donne erano associate allo zafferano: l\u2019amante di Medea, Giasone, si tolse le vesti color zafferano (\u03ba\u03c1\u03cc\u03ba\u03b5\u03bf\u03bd \u03b5\u1f37\u03bc\u03b1: Pyth. 4, 232) mentre si preparava ad arare il campo in Colchide con i tori sputafuoco. Il neonato Eracle era avvolto nel giallo croco (\u03ba\u03c1\u03bf\u03ba\u03c9\u03c4\u1f78\u03bd \u03c3\u03c0\u03ac\u03c1\u03b3\u03b1\u03bd\u03bf\u03bd: Pind., Nem. 1, 38) e Dioscoride (Mat. Med. 1, 25) chiamava lo zafferano \u00absangue di Eracle\u00bb.<\/em>\u201d [Benda Weber]<\/p>\n<p align=\"justify\">Qualcosa di simile \u00e8 accaduto a Roma: \u201c<em>le vesti color zafferano in epoca romana erano legate a dei, eroi e re, a persone consacrate, a prosperit\u00e0 e lusso e all\u2019oriente. Erano riservati alle donne e se indossati dagli uomini potevano facilmente trasformarsi in un costume effeminato e transgender<\/em>\u201d. [Benda Weber]<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche Dioniso era spesso associato sia alla vista che ai profumi dello zafferano. Infatti, nelle sue Metamorfosi, Ovidio racconta che Dioniso\/Bacco \u00e8 annunciato da un odore di zafferano e mirra<a href=\"#_edn17\" name=\"_ednref17\"><sup>17<\/sup><\/a>. Inoltre, il dio era spesso raffigurato mentre indossava il krokot\u00f2s, in questo caso un chitone color zafferano, indossato anche dai suoi seguaci. Nel fregio dionisiaco della Villa dei Misteri compaiono diverse figure femminili vestite con abiti color zafferano con un orlo blu\/viola e un affresco della Villa Farnesina (oggi al Museo Nazionale Romano) raffigura in abiti simili Leucotea, la ninfa che allattava il bambino Dioniso [Benda-Weber, Demon].<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h3>Conclusioni<\/h3>\n<p align=\"justify\">In sintesi, il croco sembra essere simbolicamente legato alla femminilit\u00e0 potente, indomita e intrinsecamente feconda incarnata dalle dee della natura selvaggia (dalla Signora degli Animali fino alle dee vergini e ad Artemide), \u201cimbrigliata\u201d, in un secondo momento, dall\u2019associazione con una divinit\u00e0 solare maschile. Ovviamente anche la femminilit\u00e0 in generale, la seduzione femminile, la procreazione e il matrimonio (almeno dal punto di vista della donna) rientrano nel \u201csegno\u201d del croco.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche se in qualche modo offuscato dal ruolo secondario a cui \u00e8 stato relegato, il vero potere artemideo \u00e8 ancora in attesa da qualche parte, nascosto alla vista ma pronto ad emergere, come \u00e8 chiaramente evidente nella figura di Ecate.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quindi anche la Luna, intesa non tanto come astro ma piuttosto come simbolo di ci\u00f2 che si oppone al Solare, la \u201ctorcia\u201d che mostra ci\u00f2 che \u00e8 celato nel nascondimento e nell\u2019oscurit\u00e0, figura della seducente, potente e talvolta pericolosa femminilit\u00e0 selvaggia (femminilit\u00e0 che \u00e8 spesso rappresentata con una delle fasi lunari), cade sotto il dominio di queste dee. E cos\u00ec \u00e8 per la gravidanza, quel processo femminile \u201cselvaggio\u201d (in quanto incontrollato e, quindi, indomito) che non avviene \u201calla luce del Sole\u201d e che si conclude con la nascita di un bambino, creatura \u201cappartenente alla natura\u201d finch\u00e9 non viene addomesticata durante il processo di crescita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non \u00e8 strano, quindi, che anche Dioniso, il dio ctonio e sicuramente \u201cselvaggio\u201d annunciato \u201c<em>dalla vista dei rampicanti d&#8217;edera [\u2026], dallo scuotimento della terra e dall\u2019ululare delle bestie<\/em>\u201d (cfr. DeMone]), in qualche modo solare ma anche associato ad Ade o inteso come uno Zeus sotterraneo e spesso rappresentato come effeminato, fosse associato al croco, proprio come i misteri dionisiaci che avevano lo scopo di svelare verit\u00e0 \u201cctonie\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Proprio come Artemide, dea dei confini, il croco \u00e8 un fiore liminale che si pone a met\u00e0 strada tra ci\u00f2 che \u00e8 nascosto e ci\u00f2 che \u00e8 \u201calla luce del sole\u201d. Seducente spezia e potente medicina, \u00e8 un tonico importante sia per il fisico sia per l\u2019animo, ma ha un lato oscuro, essendo tanto potente da risultare velenoso se usato male. Afrodisiaco e, secondo la tradizione ayurvedica, capace di sostenere la gravidanza se assunto in piccole dosi, \u00e8 abortivo se usato in eccesso. Infine, \u00e8 la spezia pi\u00f9 costosa e ricercata del mondo, tradizionalmente appannaggio di regnanti e persone facoltose e dunque associata all\u2019abbondanza e alla ricchezza di cui Pluto, confluito poi in Plutone\/Ade, era, nella mitologia greca, il dio.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 dunque una pianta solare, come dimostra chiaramente il color oro rilasciato dagli stimmi, ma anche potentemente Scorpionica, legata al potere e alla \u201csostanza\u201d del mondo sotterraneo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h1>Bibliografia<\/h1>\n<table width=\"643\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Antonino]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Antonino Liberale, \u201c<em>\u039c\u03b5\u03c4\u03b1\u03bc\u03bf\u03c1\u03c6\u03ce\u03c3\u03b5\u03c9\u03bd \u03a3\u03c5\u03bd\u03b1\u03b3\u03c9\u03b3\u03ae<\/em>\u201d (o \u201c<em>Metamorfosi<\/em>\u201d). Trad. italiana della trad. inglese in: \u201c<em>The Metamorphoses of Antoninus Liberalis<\/em>\u201d, translated by Francis Celoria (Routledge 1992); retrieved at https:\/\/topostext.org\/work\/216<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Aristophanes]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Aristophanes, \u201c<em>Le rane<\/em>\u201d. Trad. Italiana della trad. inglese in https:\/\/www.gutenberg.org\/files\/7998\/7998-h\/7998-h.htm<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Benda-Weber]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Isabella Benda-Weber, \u201c<em>Krokotos and crocota vestis: saffron-coloured clothes and muliebrity<\/em>\u201d, in: C. Alfaro, M. Tellenbach y J. Ortiz, eds., \u201c<em>Production and Trade of Textiles and Dyes in the Roman Empire and Neighbouring Regions<\/em>\u201d, Actas del IV Symposium Internacional sobre Textiles y Tintes del Mediterr\u00e1neo en el mundo antiguo (Valencia, 5 al 6 de noviembre, 2010), Universitat de Val\u00e8ncia (2014)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Callimaco]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Callimachi, <em>Inno III. Ad Artemide<\/em>, 188-205. Adattamento italiano della trad. inglese in https:\/\/topostext.org\/work\/122<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Cichon]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Joan Marie Cichon, \u201c<em>Matriarchy in Bronze Age Crete: A Perspective from Archaeomythology and Modern Matriarchal Studies<\/em>\u201d, Archaeopress Publishing, Summertown, Oxford (2022)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Day]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Jo Day, \u201c<em>Crocuses in Context: A Diachronic Survey of the Crocus Motif in the Aegean Bronze Age<\/em>\u201d, hesperia 80 (3), 2011, Pages 337\u2013379<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[DeMone]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Brittany DeMone and Lisa A. Hughes, \u201c<em>Sensing Hermaphroditus in the Dionysian Theatre Garden<\/em>\u201d, Open Arts Journal, Issue 10, Summer 2021; DOI: http:\/\/dx.doi.org\/10.5456\/issn.2050-3679\/2021s04<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Dewan]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Rachel Dewan, &#8220;<em>Bronze Age Flower Power: The Minoan Use and Social Significance of Saffron and Crocus Flowers<\/em>&#8220;, Chronica 5 (2015): 42-55<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Diodoro]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Diodoro Siculo, \u201c<em>\u0399\u03c3\u03c4\u03bf\u03c1\u03b9\u03ba\u03ae \u0392\u03b9\u03b2\u03bb\u03b9\u03bf\u03b8\u03ae\u03ba\u03b7<\/em>\u201d (<em>Biblioteca storica<\/em>), V.76.3-4. Trad. italiana della trad. Inglese in https:\/\/penelope.uchicago.edu\/Thayer\/E\/Roman\/Texts\/Diodorus_Siculus\/5D*.html<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Doumas]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Christos G. Doumas, \u201c<em>The wall-paintings of Thera<\/em>\u201d, Athens, Thera Foundation. (1992)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Ferrence]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Susan C. Ferrence and Gordon Bendersky, \u201c<em>Therapy with Saffron and the Goddess at Thera<\/em>\u201d, Perspectives in Biology and Medicine, Volume 47, Number 2, Spring 2004, pp. 199-226; DOI: 10.1353\/pbm.2004.0026<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Guarducci]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Margherita Guarducci, \u201c<em>Diktynna<\/em>\u201d, in SMSR (Studi e materiali di storia delle religioni), Volume XI (1935), p. 187(189)-203(205), retrieved at http:\/\/cisadu2.let.uniroma1.it\/smsr\/issues\/1935\/pages\/#page\/186\/mode\/2up<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Guarisco]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Diana Guarisco, \u201c<em>Le \u2018orsette\u2019 di Brauron\u201d<\/em>, in: \u201c<em>Storie e linguaggi<\/em>\u201d, 3, fascicolo 2 (novembre 2017), libreriauniversitaria.it Edizioni<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Guarisco2]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Diana Guarisco, \u201c<em>Alla donnola non si addice il krokotos<\/em>\u201d, in \u201cSimblos, Scritti di Storia Antica\u201d, vol. 4 (2004), Ed. Lo Scarabeo, Bologna<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Harrod]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">James Benton Harrod, \u201c<em>The Tempering Goddess: A Phenomenological And Structural Analysis Of The Britomartis-Diktynna-Aphaia Mythologem<\/em>\u201d, (1975). <em>Religion \u2013<\/em> Dissertations. 57.<\/p>\n<p align=\"justify\">https:\/\/surface.syr.edu\/rel_etd\/57 (Retrieved at: https:\/\/www.academia.edu\/5532561\/The_Tempering_Goddess_A_phenomenological _and_structural_analysis_of_the_Britomartis_Diktynna_Aphaia_Mythologem_1975_)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Lloyd-Jones]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">H. Lloyd-Jones, \u201c<em>Artemis and Iphigeneia<\/em>\u201d, The Journal of Hellenic Studies, 103, 87\u2013102 (1983); DOI:10.2307\/630530<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Mathew]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Brian Mathew, \u201c<em>Crocus sativus and its allies (Iridaceae)<\/em>\u201d, Plant Systematics and Evolution, 128(1-2), 89\u2013103 (1977); DOI: 10.1007\/bf00985174<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Mathew2]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Brian Mathew, \u201c<em>The Crocus: A Revision of the Genus Crocus (Iridaceae)<\/em>\u201d, Timber Press, Portland, Oregon (1982)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Morgan]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Lyvia Morgan, \u201c<em>The Miniature Wall Paintings of Thera: A Study In Aegean Culture And Iconography<\/em>\u201d, Cambridge University Press, Cambridge (1988)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Nosch]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Marie Louise Nosch, \u201c<em>Approaches to Artemis in Bronze Age Greece<\/em>\u201d, in: \u201c<em>Acta Hyperborea<\/em>\u201d, 12 (2009), \u201c<em>From Artemis to Diana: The Goddess of Man and Beast<\/em>\u201d, Edited by Tobias Fischer-Hansen and Birte Poulsen, Museum Tusculanum Press, University of Copenhagen<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[OvidLib]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">https:\/\/ovid.lib.virginia.edu\/italian.html<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Owens]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Gareth Owens, \u201c<em>Minoan Di-Ka-Ta<\/em>\u201d, Kadmos, vol. 32, no. 2, 1993, pp. 156-161; DOI: 10.1515\/kadm.1993.32.2.156<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Pausanias]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Pausanias, \u201c<em>\u1f19\u03bb\u03bb\u03ac\u03b4\u03bf\u03c2 \u03c0\u03b5\u03c1\u03b9\u03ae\u03b3\u03b7\u03c3\u03b9\u03c2<\/em>\u201d (Description of Greece).<\/p>\n<p align=\"justify\">English transl.: \u201c<em>Description of Greece with an English Translation<\/em>\u201d by W.H.S. Jones, Litt.D., and H.A. Ormerod, M.A., in 4 Volumes, Cambridge, MA, Harvard University Press; London, William Heinemann Ltd. 1918. Retrieved online at the Perseus Digital Library: http:\/\/www.perseus.tufts.edu\/hopper\/text?doc=urn:cts:greekLit:tlg0525.tlg001.perseus-eng1:2.30.3 and http:\/\/www.perseus.tufts.edu\/hopper\/text?doc=urn:cts:greekLit:tlg0525.tlg001.perseus-eng1:10.36.5<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Peck]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Harry Thurston Peck, \u201c<em>Harpers Dictionary of Classical Antiquities<\/em>\u201d, Harper and Brothers, New York (1898); retrieved at: http:\/\/www.perseus.tufts.edu\/hopper\/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.04.0062%3Aalphabetic+ letter%3DB%3Aentry+group%3D6%3Aentry%3Dbrauronia-harpers<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Pilafidis-Williams]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Pilafidis-Williams, K., \u201c<em>The Sanctuary of Aphaia on Aigina in the Bronze Age<\/em>\u201d, Munich (1998).<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Polinskaya]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Irene Polinskaya, \u201c<em>A Local History of Greek Polytheism \u2013 Gods, People, and the Land of Aigina, 800\u2013400 BCE<\/em>\u201d, in \u201c<em>Religions in the Graeco-Roman World<\/em>\u201d, Vol. 178, Brill (2013)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Smith]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">William Smith, \u201c<em>A Dictionary of Greek and Roman biography and mythology<\/em>\u201d. London (1873)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Solino]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Gaio Giulio Solino, <em>Polyhistor<\/em>, o <em>Collectanea Rerum Memorabilium<\/em>, trad. italiana della trad. inglese in https:\/\/topostext.org\/work\/747<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Strabo]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Strabo, \u201c<em>\u0393\u03b5\u03c9\u03b3\u03c1\u03b1\u03c6\u03b9\u03ba\u03ac<\/em>\u201d; English transl.: Strabo. ed. H. L. Jones, <em>The Geography of Strabo<\/em>. Cambridge, Mass.: Harvard University Press; London: William Heinemann, Ltd. 1924. Retrieved online at the Perseus Digital Library: http:\/\/www.perseus.tufts.edu\/hopper\/text?doc=Strab.%2010.4.12&amp;lang=original<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[TheraFound]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Image from Thera Foundation, National Archaeological Museum of Athens, Public domain, via Wikimedia Commons; retrieved at: https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/6\/6d\/ Akrotiri_Xesti_3_Fresko_Frau_auf_Thron_01.jpg<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Versailles]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">Diana of Versailles,\u00a0 by Commonists, CC BY-SA 4.0 &lt;https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0&gt;, via Wikimedia Commons; retrieved at: https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/b\/b7\/Diana_of_Versailles.jpg<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Wikipedia]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Opis_(mythology)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"98\">\n<p align=\"justify\">[Willets]<\/p>\n<\/td>\n<td width=\"545\">\n<p align=\"justify\">R. F. Willets, \u201c<em>Cretan Cults and Festivals<\/em>\u201d, Routledge and Kegan Paul, London (1962)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<h1>Note<\/h1>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">1<\/a>. Britomarpis \u00e8 la forma cretese, Britomartis quella greca. [Guarducci, Willets].<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">2<\/a>. Sia il Monte Ida nella parte centrale di Creta sia il Monte Ditte (greco antico: \u0394\u03af\u03ba\u03c4\u03b7) nella Creta orientale sono ritenuti il luogo di nascita di Zeus.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">3<\/a>. Questa etimologia \u00e8 ritenuta errata da alcuni autori, anche a causa dell&#8217;antico nome della dea, <em>Apha<\/em> [Guarducci].<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">4<\/a>. A proposito di questo testo di Callimaco Strabone riportava: \u201c<em>[&#8230;] Il paese dei Prasiani confina con quello dei Lebeni, distando settanta stadi dal mare e centottanta da Gortina. Come ho detto, Praso apparteneva agli Eteo-Cretesi; e l\u00ec c\u2019era il tempio di Zeus Ditteo; poich\u00e9 Ditte \u00e8 vicino ad essa, non \u2018vicino al monte Ida\u2019, come dice Arato, poich\u00e9 Ditte \u00e8 distante mille stadi da Ida, essendo situata a quella distanza da essa verso il sole nascente, e cento da Samonio. Praso era situato tra Samonio e Chersoneso, sessanta stadi sopra il mare; fu rasa al suolo dagli Ierapitnici. E non ha ragione nemmeno Callimaco, dicono, quando dice che Britomarti, nella sua fuga dalla violenza di Minosse, salt\u00f2 da Ditte nelle \u2018reti\u2019 dei pescatori, e che per questo fu chiamata Dictynna dai Cidoniati, e la montagna Ditte; poich\u00e9 Cidonia non \u00e8 affatto nelle vicinanze di questi luoghi, ma si trova vicino ai limiti occidentali dell\u2019isola. Tuttavia, c\u2019\u00e8 un monte chiamato Titiro a Cidonia, sul quale \u00e8 un tempio, non il tempio \u2018Ditteo\u2019, ma il \u2018Dittinneo\u2019.<\/em>\u201d [Strabone]<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">5<\/a>. Qui con \u201c<em>Gortina<\/em>\u201d si dovrebbe intendere l\u2019intera isola cretese, piuttosto che la specifica citt\u00e0 [Guarducci].<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">6<\/a>. V. nota 2. Comunque, alcune tavolette in lineare A recano le iscrizioni di-ki-tu \/ -di-ki-te-(te) (da confrontare con il Lin. B di-ka-ta(-de)), che molto probabilmente corrisponde al Greco <em>\u2206\u03af\u03ba\u03c4\u03b7<\/em>. Non \u00e8 chiaro se queste iscrizioni si riferiscano al Monte Ditte di oggi o piuttosto a qualche altro luogo religioso montuoso (relativamente) vicino a Cnosso, dove venivano fatte offerte agli d\u00e8i durante l\u2019et\u00e0 del bronzo [Owens]. Ci\u00f2 potrebbe anche rendere \u201cDiktynna\u201d un epiteto per una divinit\u00e0 minoica montana, piuttosto che un nome correlato alle \u201creti\u201d (<em>\u03b4\u03af\u03ba\u03c4\u03c5\u03b1<\/em>).<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">7<\/a>. <em>Opis<\/em> (greco antico: <em>\u1f6e\u03c0\u03b9\u03c2<\/em> or <em>\u1f6e\u03c0\u03b9\u03bd<\/em>, che significa \u2018vedente\u2019) o <em>Upis<\/em> (<em>\u039f\u1f56\u03c0\u03b9\u03c2<\/em>) si riferisce a diverse figure [Wikipedia]. In questo contesto, il riferimento \u00e8 ad Artemide, la <em>Phaesporia<\/em> (o Portatrice di Luce).<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">8<\/a>. Da \u03b2\u03c1\u03b9\u03c4\u03cd\u03c2 (britys), dolce o benedicente, e \u03bc\u03ac\u03c1\u03c4\u03b9\u03c2 (m\u00e0rtis), cio\u00e8 \u03bc\u03b1\u03c1\u03bd\u03ac (marn\u00e0), una fanciulla, cos\u00ec che il nome significherebbe, la dolce o benedicente fanciulla. [Smith]<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">9<\/a>. Orig.: \u201c<em>Cretes Dianam religiosissime uenerantur, Britomartem gentiliter nominantes, quod sermone nostro sonat uirginem dulcem. Aedem numinis praeterquam nudus uestigia nullus licito ingreditur. Ea aedes ostentat manus Daedali.<\/em>\u201d<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref10\" name=\"_edn10\">10<\/a>. Si noti tuttavia che questo termine appare per la prima volta \u2013 e poi solo una volta \u2013 in Omero, molto tempo dopo la fine dell&#8217;et\u00e0 del bronzo; tuttavia, <em>Potnia theron <\/em>\u00e8 diventato un comodo termine generico per indicarequalsiasi divinit\u00e0 femminile associata agli animali [Nosch].<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref11\" name=\"_edn11\">11<\/a>. In realt\u00e0, Britomarti, Dictinna e Afea meglio si adattano, nella mitologia greca, alle categorie di eroine (Pausania, Antonino Liberale e Diodoro Siculo descrissero Britomarti\/Dictinna\/Afea come la figlia di Zeus e di una mortale, Carme; vedi testo sopra) o ninfe (vedi Callimaco, testo sopra) e solo successivamente trasformate in (o diventate) divinit\u00e0. Ad esempio, Pausania (vedi testo sopra) scrive esplicitamente che \u201c<em>fu fatta dea da Artemide<\/em>\u201d. ([Pausania], confronta anche [Polinskaya]).<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref12\" name=\"_edn12\">12<\/a>. La data dell\u2019eruzione del vulcano di Thera nella tarda et\u00e0 del bronzo \u00e8 un argomento ancora dibattuto tra archeologi e storici dell\u2019arte. Alcuni calcoli collocano l\u2019eruzione intorno al 1648 a.C., altri la collocano pi\u00f9 tardi nel tempo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref13\" name=\"_edn13\">13<\/a>. Un simbolo, ubiquitario nella civilt\u00e0 minoica, che si pensa rappresenti le corna del toro sacro.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref14\" name=\"_edn14\">14<\/a>. In effetti, non \u00e8 nemmeno chiaro con certezza se il popolo minoico adorasse una singola dea della natura o pi\u00f9 dee. Willets scrive: \u201c<em>O la dea \u00e8 sempre virtualmente la stessa dea sotto una variet\u00e0 di aspetti [\u2026] oppure dobbiamo supporre che le varie manifestazioni della dea indichino un numero di divinit\u00e0 femminili distinte con nomi diversi [\u2026] Ci\u00f2 apre all\u2019obiezione che dividiamo una dea in diverse dee concentrando l\u2019attenzione sulla variet\u00e0 delle sue associazioni a scapito dell\u2019unit\u00e0 essenziale che ella sembra chiaramente intesa a rappresentare. In effetti, questa forte impressione di unit\u00e0 non sarebbe stata sminuita in maniera importante neanche se la dea fosse stata chiamata con nomi diversi gi\u00e0 molto presto. Dovremmo ritenere che, come in casi analoghi nella successiva religione greca, quando due divinit\u00e0 svolgono la stessa funzione, la funzione \u00e8 pi\u00f9 importante del nome. Sembra quindi desiderabile, allo stato attuale delle nostre conoscenze, accettare la dea come una figura contraddittoria, sia una che molteplice, e concentrare l\u2019attenzione sull\u2019aspetto funzionale.<\/em>\u201d [Willets].<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref15\" name=\"_edn15\">15<\/a>. I fiori dei <em>Crocus <\/em>(almeno nelle specie di Crocus di interesse, <em>C. sativus<\/em>, <em>C. cartwrightianus <\/em>e <em>C. oreocreticus <\/em>\u2013 vedi oltre) hanno un unico stilo lungo che termina in uno stimma solitamente trifido, ossia con tre ramificazioni, anche se questo numero non \u00e8 sempre rispettato, poich\u00e9 in natura si ritrovano anche fiori con un numero maggiore o minore di ramificazioni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref16\" name=\"_edn16\">16<\/a>. Quindi abbastanza distante da Cnosso e, ad esempio, da Palaikastro, da cui provengono materiali raffiguranti crochi. Infatti, sia Cnosso che Palaikastro sono pi\u00f9 vicine alle aree dove oggi si trova <em>C. oreocreticus<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"#_ednref17\" name=\"_edn17\">17<\/a>. \u201c<em>Il racconto era finito. Ma le figlie di Minia lavoravano \/ ancora con furia, spregiando Bacco e profanando la sua festa, \/ quando a un tratto timpani invisibili strepitarono \/ con suono sordo, echeggiarono flauti a becco curvo \/ e tintinnarono bronzi in un profumo di mirra e croco; \/ e accadde un fatto incredibile: i telai cominciano a germogliare, \/ le stoffe appese a mettere fronde in sembianza d\u2019edera; \/ parte si trasform\u00f2 in viti e quelli che erano poco fa fili \/ si mutarono in tralci; dagli orditi spuntarono pampini \/ e la porpora us\u00f2 il suo pigmento per dipingere l\u2019uva.<\/em>\u201d (Ovidio, \u201c<em>Metamorfosi<\/em>\u201d, Liber 4, 389-398; transl. [OvidLib])<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Artemide e le dee vergini Britomarti, Dictinna, Afea Britomarti, Britomartis (greco: \u0392\u03c1\u03b9\u03c4\u03cc\u03bc\u03b1\u03c1\u03c4\u03b9\u03c2) o ancora Britomarpis1 era un\u2019antica divinit\u00e0 adorata principalmente nella Creta minoica. Dea delle montagne e della caccia, protettrice dei cacciatori, dei pescatori e dei marinai, fu talvolta identificata con l\u2019egineta Afea (o Afaia). Secondo alcuni autori, era anche venerata come Dictinna (\u0394\u03af\u03ba\u03c4\u03c5\u03bd\u03bd\u03b1, Dictynna).<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2082,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23,164],"tags":[277,276,278,272,273,56,271,270,269,274,275,279,281,280,5],"class_list":["post-2062","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-erbe","category-pianeti_divinita","tag-artemide","tag-artemis","tag-brauronia","tag-britomarti","tag-britomartis","tag-crocus","tag-crocus-cartwrightianus","tag-crocus-oreocreticus","tag-crocus-sativus","tag-dictinna","tag-dictynna","tag-dioniso","tag-potnia-theron","tag-signora-degli-animali","tag-zafferano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2062","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2062"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2062\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2102,"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2062\/revisions\/2102"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2082"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2062"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2062"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}