{"id":226,"date":"2019-04-08T18:41:43","date_gmt":"2019-04-08T16:41:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/?p=226"},"modified":"2019-04-09T11:55:30","modified_gmt":"2019-04-09T09:55:30","slug":"in-senso-delle-piante-the-sense-of-plants","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/in-senso-delle-piante-the-sense-of-plants\/","title":{"rendered":"Il &#8220;Senso&#8221; delle Piante"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"689\" src=\"http:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/gate-1024x689.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-229\" srcset=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/gate-1024x689.png 1024w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/gate-300x202.png 300w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/gate-768x517.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Silenzio\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Sono nel mio corpo, avvolto dall\u2019involucro sottile e fortissimo, confortevole, della mia pelle, conscio del mio stesso essere qui ed ora. Percepisco il silenzio che \u00e8 fuori e dentro di me, un silenzio che non \u00e8 mancanza di suoni ma \u00e8 attenzione, consapevolezza, presenza\u2026 Sento i battiti del mio cuore, il suono lento e ritmato del mio respiro, dell\u2019aria che entra in me e che esce; percepisco il canto degli uccelli e il brusio degli insetti, il fruscio del vento e i rumori ovattati in lontananza.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Presenza\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>I miei piedi sono a contatto con la Terra, la solida e accogliente Terra che mi sostiene, umida, brulicante di vita in tutte le sue forme e dimensioni. E avverto e accolgo la presenza, intorno a me, di tanti esseri che condividono il mio stesso posto su questa Terra, Madre di tanti. E avverto la presenza indistinta e in perenne, caotico movimento dei batteri invisibili, dei funghi microscopici, degli insetti minuscoli e grandi che instancabili portano avanti il loro lavoro tessendo relazioni: relazioni tra i fiori che, tramite il polline, si toccano e si fecondano a distanza, perpetuando e rinnovando il miracolo della vita nel mondo vegetale; relazioni tra gli stessi insetti, che condividono i medesimi \u00a0luoghi contemporaneamente in competizione e collaborazione, rendendo in ogni istante attuale il dinamico equilibrio della compresenza. Avverto la presenza fraterna e rassicurante delle erbe e degli alberi, silenziose creature compagne che con la loro stessa esistenza rendono la Terra abitabile a noi Uomini e agli Animali: ne preparano l\u2019aria e la rendono sempre nuovamente respirabile, asportando la parte esausta del nostro respiro e trasformandola in alimento; trattengono l\u2019acqua e la vaporizzano perch\u00e9 sia il suolo sia l\u2019aria possano brulicare di vita; sono nostro alimento e medicina da tempo immemore.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Consapevolezza\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Sono consapevole del mio stesso essere, presente in questo luogo e in questo tempo. \u00a0Percepisco tutto ci\u00f2 che sono: il mio presente e il mio passato; la mia unicit\u00e0 e il mio essere il punto di arrivo delle innumerevoli generazioni che mi hanno preceduto; la leggerezza delle gioie esperite e il peso di ogni dolore provato. Rendo presente alla mia memoria tutte le perdite che ho subito e tutto ci\u00f2 che ho conquistato. Sento ogni mia ferita e ne avverto ogni pulsazione.<\/em><\/p>\n<p><em>E sono consapevole di essere parte di un intreccio di relazioni, tra creature e luoghi, che \u00e8 pi\u00f9 grande di me e mi contiene. Sono tessera di un mosaico di bellezza indicibile e stupefacente complessit\u00e0. Non sono solo e non posso esistere se non come parte di una realt\u00e0 che mi trascende e mi comprende.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Le piante sono alimento e medicina per l\u2019Uomo fin dalla sua comparsa sulla Terra: senza le piante l\u2019Uomo non avrebbe neppure la possibilit\u00e0 di abitare questo pianeta, in quanto incapace, da solo, di prodursi l\u2019ossigeno necessario alla respirazione o le molecole fondamentali per la sua sussistenza. I nostri stessi corpi sanno \u201cnel profondo\u201d cosa sono le piante, nei nostri geni sono codificate le istruzioni per metabolizzare le molecole prodotte dalle piante e usarle per produrre energia o per modulare le nostre stesse attivit\u00e0 organiche.<\/p>\n<p>Oggi possediamo un corpus di informazioni, relativamente al mondo vegetale, che ci \u00e8 stato tramandato dai nostri Antenati, i quali, per primi, hanno scoperto l\u2019utilit\u00e0 di ciascuna singola pianta e ce ne hanno trasmesso notizia. La tecnologia e la scienza attuali hanno messo a nostra disposizione strumenti sofisticati che ci consentono di analizzare la composizione di ciascuna specie vegetale e di definirne le propriet\u00e0 in termini di sostanze e associazioni di sostanze (cio\u00e8 di quello che noi oggi chiamiamo <em>fitocomplesso<\/em>), ma l\u2019uomo primitivo come ha fatto a scoprire le propriet\u00e0 delle piante?<\/p>\n<p>Nella visione dell\u2019odierna scienza, l\u2019uomo \u201cdelle caverne\u201d avrebbe appreso quali piante sono commestibili e quali possiedono capacit\u00e0 terapeutiche utilizzando un approccio che oggi definiremmo \u201c<em>trial and error<\/em>\u201d, ossia provando e riprovando, probabilmente finendo spesso intossicato o addirittura avvelenato. I superstiti di questo straziante processo sarebbero stati in grado di accumulare un insieme di informazioni sufficientemente completo e strutturato, tanto da poterlo finanche tramandare ai posteri. Generazioni successive, nel corso di milioni di anni, avrebbero aggiunto altre informazioni e completato e affinato questo corpus di base, fino a farlo giungere a quella che \u00e8 la odierna conoscenza delle piante.<\/p>\n<p>Immaginate un uomo che si ferisce in una foresta, semmai durante un combattimento con un animale, e che, mentre sanguina, in qualche modo <em>intuisce<\/em> (eh gi\u00e0: come avrebbe potuto gi\u00e0 <em>saperlo<\/em>?) che, da qualche parte, deve esistere una qualche pianta che possa aiutarlo a non morire dissanguato. Allora va in giro per la foresta provando prima una pianta, poi un\u2019altra, ma scopre che n\u00e9 la prima n\u00e9 la seconda hanno effetto, anzi semmai una di queste, tossica o addirittura mortalmente velenosa, contribuisce ad aggravare la situazione. Gli eventuali testimoni, possibilmente unici superstiti di questa sfortunata vicenda, imparano che le piante provate non servono allo scopo\u2026 Per\u00f2 poi ogni tanto capita che un uomo o una donna particolarmente fortunati (o forse, sarebbe meglio dire, miracolosamente fortunati, data la probabilit\u00e0 estremamente bassa di evenienza di una tale condizione) riescono a beccare quella pianta che ha la capacit\u00e0 giusta (immaginate un\u2019achillea) e allora imparano che proprio quella pianta, e non un\u2019altra, serve a quello scopo ben preciso. Peccato che poi riconoscerla tra le migliaia di altre specie vegetali presenti nello stesso posto in cui vivono non sia proprio una cosa agevole, come ben sanno tutti coloro che, senza avere le necessarie conoscenze botaniche (che certamente all\u2019epoca non esistevano!), abbiano provato a distinguere una pianta da un\u2019altra.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 un problema: come mette in evidenza l\u2019antropologo tedesco Wolf D. Storl nel suo \u201c<em>The Herbal Lore of Wise Women and Wortcunners \u2013 The Healing Power of Medicinal Plants<\/em>\u201d, l\u2019approccio <em>trial and error<\/em> fa parte della mentalit\u00e0 dell\u2019uomo contemporaneo e non esisteva affatto a quei tempi.<\/p>\n<p>Se volgiamo il nostro pensiero dall\u2019uomo agli animali, non abbiamo alcun problema ad accettare l\u2019idea che questi ultimi possano sapere \u201cper istinto\u201d (come diremmo oggi), almeno a grandi linee, quali piante possano essere usate come cibo e quali invece siano utili per risolvere taluni problemi, senza la necessit\u00e0 di imparare a conoscerle per tentativi successivi.<\/p>\n<p>Le narrazioni storico-mitologiche che descrivono l\u2019origine di quasi tutte le tradizioni medico-erboristiche hanno un elemento comune: la conoscenza delle piante \u201carriva\u201d all\u2019uomo per vie che sono assolutamente non analitiche, spesso addirittura magiche. Cos\u00ec nell\u2019Ayurveda si afferma che le propriet\u00e0 delle piante, all\u2019alba dei tempi, siano state <em>viste<\/em> dai <em>rishi<\/em>, veggenti capaci di guardare in profondit\u00e0, oltre l\u2019apparenza delle cose, e solo successivamente tramandate; in altre tradizioni, la conoscenza dell\u2019erba giusta per curare un malanno arriva in sogno o in stato di trance. Nei contesti sciamanici, non \u00e8 insolito imbattersi nell\u2019idea che siano le erbe in prima persona a comunicare i loro effetti: \u201c<em>le piante ce l\u2019hanno detto<\/em>\u201d (\u201c<em>the plants told us<\/em>\u201d, v. ad esempio Jeremy Narby, nel suo \u201c<em>The Cosmic Serpent<\/em>\u201d).<\/p>\n<p>Senza voler ovviamente mettere in discussione la validit\u00e0 dei moderni metodi analitici rispetto alla determinazione dei principi attivi contenuti nelle piante, rimane tuttavia sensato chiederci: come ha fatto davvero l\u2019Uomo degli esordi a conoscere le propriet\u00e0 delle piante? O, in altri termini, \u00e8 davvero possibile apprendere tali propriet\u00e0 direttamente dalle piante?<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201c<em>In alcune comunit\u00e0 c\u2019erano dei cosiddetti sensitivi che non apprendevano le virt\u00f9 delle piante in sogno ma che avevano la capacit\u00e0 di avvertire una sensazione da qualche parte nel corpo quando erano vicini ad una pianta. Questo formicolio veniva considerato un\u2019indicazione che la pianta potesse essere usata come medicina per quella parte del corpo.<\/em>\u201d \u2013 Wolf. D. Storl (antropologo), \u201c<em>The Herbal Lore of Wise Women and Wortcunners<\/em>\u201d (2012)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Le medicine prodotte dalle case farmaceutiche sono estremamente semplici nella loro azione, in quanto costituite per lo pi\u00f9 soltanto da una o poche molecole attive (i cosiddetti <em>principi attivi<\/em>), eventualmente accompagnate da altre sostanze (<em>eccipienti<\/em>) che hanno la finalit\u00e0 esclusiva di permettere o ottimizzare la veicolazione delle prime.<\/p>\n<p>Le piante, invece, sono caratterizzate da una notevole complessit\u00e0 di composizione, in quanto contengono un numero enorme di sostanze, tutte pi\u00f9 o meno dotate di un qualche effetto sulla fisiologia umana. Per tale motivo, infatti, pi\u00f9 che parlare di principi attivi, nel caso delle piante si preferisce parlare di <em>fitocomplesso<\/em>: con tale termine ci si riferisce all\u2019insieme di tutte le sostanze contenute in ciascuna droga vegetale e che <em>insieme <\/em>agiscono sull\u2019organismo umano. Tale complessit\u00e0 costituzionale si riflette ovviamente in una complessit\u00e0 d\u2019azione, una <em>sinergia<\/em>: le piante, infatti, tipicamente non agiscono su un solo tipo di problema ma su tutta una serie di \u201csindromi\u201d (ossia, quadri sintomatici) anche non necessariamente correlate (almeno in apparenza) tra loro e addirittura spesso la loro assunzione produce effetti diversi su individui diversi. La loro azione, inoltre, frequentemente si esplica non solo sul piano fisico ma anche su quello mentale o emozionale, \u201ccomplicando\u201d ancor pi\u00f9 la gi\u00e0 intricata situazione.<\/p>\n<p>Vista la complessit\u00e0 dei loro effetti, talvolta si usa parlare di <em>personalit\u00e0<\/em> delle piante: tutto il quadro d\u2019azione di un\u2019erba, definito dall\u2019insieme dei suoi effetti sul piano fisico e mentale\/emozionale, messo semmai in relazione alla tipologia di persona su cui tali effetti risultano tipicamente pi\u00f9 marcati, pu\u00f2 essere descritto alla stregua di un personaggio, definito nei suoi tratti fisici, caratteriali e psico-emozionali e nelle sue tendenze fisio-patologiche.<\/p>\n<p>La stessa complessit\u00e0 costituzionale e di azione di cui sopra impedisce ad un qualsivoglia approccio strettamente analitico di riuscire a comprendere e a \u201ccontenere\u201d tutte le informazioni relative a qualunque droga vegetale. Nessuna analisi chimica sar\u00e0 mai in grado di spiegare come funziona una pianta. Per quanto preciso possa essere il metodo di indagine e dettagliata la risoluzione degli strumenti, \u00e8 davvero arduo riuscire a ricostruire tutto il profilo chimico di un qualsiasi individuo vegetale! In un\u2019erba possiamo identificare le sostanze principali, i metaboliti primari e la maggior parte di quelli secondari, ma molto difficilmente riusciremo ad individuare le sostanze presenti in misura minore, che \u2013 tra l\u2019altro \u2013 non \u00e8 detto siano le meno importanti da un punto di vista funzionale (pensiamo agli enzimi o ai fitormoni, dei quali gi\u00e0 quantit\u00e0 traccia sono sufficienti a produrre effetti importanti). E quand\u2019anche ci riuscissimo, le informazioni cos\u00ec ottenute sarebbero comunque insufficienti. Qualunque metodo analitico, infatti, \u00e8 soggetto a priori ad uno specifico <em>bias<\/em>: non pu\u00f2 dare, in alcun modo, informazioni sull\u2019<em>azione di insieme<\/em> di un\u2019associazione complessa di molecole. E in un singolo individuo vegetale le molecole sono davvero tante.<\/p>\n<p>\u00c8 un po\u2019 come cercare di descrivere il soggetto rappresentato in un quadro in termini delle tracce di colore disposte sulla tela: un po\u2019 di verde qua, una pennellata di azzurro accanto\u2026 quando basterebbe dire, ad esempio, \u201cMonna Lisa\u201d per intendersi al volo!<\/p>\n<p>Oppure, \u00e8 come cercare di descrivere una persona in termini delle molecole che lo compongono: nessuno si sognerebbe di farlo! Eppure con le piante lo si fa (o, almeno, ci si prova)\u2026<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Conoscere una pianta dal solo punto di vista chimico \u00e8 come conoscere una persona dai suoi costituenti o un quadro dalle singole tracce di pigmento: quello che si perde \u00e8 lo \u201cspirito\u201d. Quanto pi\u00f9 guardiamo un qualunque essere vivente in dettaglio fino al livello biochimico tanto pi\u00f9 perdiamo il \u201csenso\u201d complessivo dell\u2019essere a cui stiamo guardando.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>I nostri Antichi, meno tecnologicamente evoluti di noi ma probabilmente pi\u00f9 saggi, hanno cercato di gestire la complessit\u00e0 delle piante ricorrendo ad uno stratagemma: fattorizzandola. In altri termini, hanno cercato di suddividere tale complessit\u00e0 in termini pi\u00f9 semplici e facilmente comprensibili ed esperibili. Per questo motivo, ogni tradizione medico-erboristica che si rispetti ha adottato un suo peculiare set di concetti di base: la medicina ippocratico-galenica e quella Ayurvedica hanno fatto ricorso agli Elementi (quattro per la prima e cinque per la seconda), la medicina cinese ai Cinque Movimenti (<em>wu xing<\/em>); l\u2019Ayurveda ha introdotto il triplice concetto di <em>dosha<\/em> (<em>vata<\/em>, <em>pitta<\/em>, <em>kapha<\/em>) e la medicina tradizionale del bacino del Mediterraneo ha fatto ricorso agli Umori (Bile, Sangue, Flemma, Melancolia) e alle Qualit\u00e0 (Caldo, Freddo, Secco, Umido). Alcune discipline hanno definito le propriet\u00e0 delle piante in termini di entit\u00e0 astronomiche o astrologiche, come i Pianeti del Sistema Solare, la Luna e le sue posizioni, i segni dello Zodiaco. Tutta la medicina e, quindi, anche le azioni delle piante sono state descritte in termini di questi concetti \u201cdi base\u201d.<\/p>\n<p>Questo stratagemma ha consentito di semplificare notevolmente anche il processo di conoscenza delle piante. In alcune tradizioni, ad esempio, vengono collegate alcune caratteristiche esperibili (es., colore, odore, sapore) alle qualit\u00e0 \u201csemplificate\u201d: il piccante \u00e8 tipico di piante che vengono definite \u201ccalde\u201d e che vengono usare per riscaldare ci\u00f2 che \u00e8 freddo; il mucillaginoso (sensazione, pi\u00f9 che reale sapore, collegata alla presenza di polisaccaridi che \u201ctrattengono\u201d acqua) \u00e8 tipico di piante che vengono definite \u201cumide\u201d e che vengono utilizzate per trattare condizioni di secchezza o per \u201cmigliorare\u201d la qualit\u00e0 della Flemma e cos\u00ec via\u2026<\/p>\n<p>Recentemente sono stati scritti diversi libri a proposito dei possibili approcci alla conoscenza diretta delle piante; alcuni di questi sono pi\u00f9 legati a concezioni \u201cenergetiche\u201d o simil-magiche dell\u2019erboristeria e fanno ricorso a tecniche di sapore pi\u00f9 esoterico (<em>esotericheggiante<\/em> sarebbe un termine pi\u00f9 appropriato, ma probabilmente non esiste!), altri hanno un taglio pi\u00f9 tecnico e propongono un approccio pi\u00f9 pragmatico.<\/p>\n<p>In ogni caso, \u00e8 possibile identificare alcuni elementi di base, comuni a tutte le tecniche, che sono essenziali per un approccio corretto alla conoscenza diretta delle piante.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Silenzio \u2013 Fare Spazio<\/strong><\/p>\n<p>Un prerequisito essenziale consiste nella creazione di una condizione di silenzio e di ascolto, uno spazio di ricettivit\u00e0, che consenta di mettere a tacere tutte le voci interiori (comprese le conoscenze pregresse) per far spazio, appunto, a qualunque nuova informazione. \u00c8 uno step essenziale: se lo ignoriamo non possiamo andare oltre. \u00c8 come quando ci si prepara ad ascoltare un brano musicale: se non facciamo silenzio e non ci poniamo in ascolto non riusciremo a coglierne i diversi passaggi.<\/p>\n<p>L\u2019atto stesso di metterci in silenzio, in ascolto ci trasporta in una sorta di territorio interiore, fatto di percezioni, di sensazioni fisiche ed emozionali, di qualit\u00e0 esperite, di immagini e di simboli. Ci\u00f2 che le piante hanno da comunicarci, per cos\u00ec dire, si <em>proietta<\/em> in questo spazio. Per tale motivo \u00e8 importante che, in principio, ci disponiamo a conoscere tale territorio, in modo da poterne tracciare una mappa, da riuscire a riconoscere ci\u00f2 che \u00e8 nostro e ci\u00f2 che non lo \u00e8, da sentire qualunque impressione nuova sorga in noi in ogni dato istante.<\/p>\n<p>Per far ci\u00f2, dobbiamo imparare a riscoprire i nostri sensi e diventare capaci di accettare tutto ci\u00f2 che percepiamo: le sensazioni belle e quelle brutte, i \u201cposti\u201d in cui stiamo bene e i nostri dolori, il peso delle nostre esperienze, le nostre ferite. Soltanto dopo che saremo diventati capaci di percepire noi stessi potremo riuscire a percepire quello che \u00e8 esterno a noi.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019Approccio \u2013 Frequentare la Pianta<\/strong><\/p>\n<p>Dopo esserci predisposti all\u2019ascolto, il nostro obiettivo deve essere quello di avvicinarci alla pianta e di \u201cfrequentarla\u201d, in modo da riuscire a conoscerla quanto pi\u00f9 a fondo possibile. In questo momento, tutto ci\u00f2 che ci consente di avere informazioni sulla pianta ha una sua utilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile (ed importante) studiarla dal punto di vista botanico ed eventualmente fitosociologico, ma \u00e8 fondamentale cercare di reperire quante pi\u00f9 informazioni \u00e8 possibile sulle sue propriet\u00e0, ricorrendo sia a fonti scritte sia eventualmente a persone che gi\u00e0 la conoscono e la usano. Possiamo studiare i testi antichi e quelli moderni, testi di medicina cinese, ayurvedica, mediterranea, antroposofica, omeopatica, gli studi scientifici: quanto pi\u00f9 riusciamo a reperire, tanto pi\u00f9 riusciamo a farci un quadro completo delle propriet\u00e0 della pianta.<\/p>\n<p>Tutto questo ci serve a conoscere la pianta da un punto di vista mentale, ma, oltre a ci\u00f2, \u00e8 fondamentale cercare di passare del tempo con la pianta che stiamo studiando: osservarla, possibilmente nel suo ambiente naturale; studiarne da vicino il ciclo di vita (in quale periodo dell\u2019anno nasce, quando e come fiorisce, come si riproduce, quali e quanti insetti attrae o respinge, quanto a lungo vive); notare i colori, le forme e gli odori che la caratterizzano\u2026 Possiamo provare a disegnarla dal vivo o riproducendola a memoria. Possiamo portare sempre con noi un pezzetto della pianta o tenerla di notte sotto al cuscino.<\/p>\n<p>Apriamoci, in questa fase, a ricevere qualunque impressione \u201cinteriore\u201d la vicinanza con la pianta faccia nascere in noi: il semplice contatto con essa o l\u2019odore che da essa emana, ad esempio, possono comunicarci pi\u00f9 di quanto possiamo immaginare.<\/p>\n<p>Se la pianta non \u00e8 tossica possiamo assaggiarla: i sapori che riusciamo a percepire costituiscono una fonte preziosissima di informazioni relativa alle qualit\u00e0 della pianta (o a quella che viene chiamata la sua <em>natura<\/em>). \u00c8 una pianta calda (o che riscalda), fresca, amara, dolce, salata, mucillaginosa, astringente, acre, pungente, \u2026? Quali reazioni fisiche e mentali\/emozionali suscita in noi quando la assaggiamo?<\/p>\n<p>Possiamo decidere di masticarne un pezzetto ogni tanto, di prepararne una tisana da bere per una intera settimana o una tintura da assumere due o tre volte al giorno: in questo modo, possiamo sperimentare su noi stessi, in prima persona, quali sono gli effetti che produce nel nostro corpo e\/o sulla nostra psiche.<\/p>\n<p>\u00c8 fondamentale, soprattutto in questa fase, essere assolutamente certi della corretta determinazione botanica della pianta e conoscerne perfettamente eventuali effetti tossici: una pianta innocua pu\u00f2 essere assaggiata senza alcun timore, ma portarne alla bocca una decisamente tossica o addirittura velenosa \u00e8 decisamente da evitare. Ricordiamo che alcune piante (ad esempio, l\u2019aconito) sono talmente tossiche da richiedere cautela anche nel semplice maneggiarle.<\/p>\n<p>Se una pianta ha una certa tossicit\u00e0 che non ci consente di portarla alla bocca (ma che non \u00e8 tanto elevata da produrre fastidi anche con il solo contatto) o pi\u00f9 semplicemente ha un sapore decisamente brutto che vogliamo evitare, possiamo pensare di metterne un piccolo pezzo nell\u2019acqua della vasca da bagno: un fiore di stramonio o di mandragora appoggiato sull\u2019acqua calda nella quale ci immergiamo di certo non ci arrecher\u00e0 danno, ma ci consentir\u00e0 comunque di vivere una importante esperienza di relazione. Un\u2019altra possibilit\u00e0 \u00e8 quella di produrne una diluizione omeopatica e di ingerire questa: \u00e8 una strada praticabile che per\u00f2 richiede un po\u2019 di esperienza in pi\u00f9.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Insight &#8211; la Conoscenza<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una differenza fondamentale tra lo studiare una pianta e conoscerla: il primo \u00e8 un atto puramente mentale che ci consente di acquisire informazioni pi\u00f9 o meno strutturate rispetto all\u2019oggetto della nostra attenzione; la seconda \u00e8 una condizione, il risultato di un processo ben pi\u00f9 articolato e profondo che ci consente di \u201csapere\u201d molte pi\u00f9 cose. \u00c8 un po\u2019 come la differenza che c\u2019\u00e8 tra il farsi raccontare com\u2019\u00e8 fatta una persona e conoscerla dal vivo.<\/p>\n<p>Nei due momenti precedenti, ogni atto che compiamo ha il compito di contribuire a far nascere dentro di noi, nel nostro territorio interiore, un&#8217;immagine, una rappresentazione della pianta. Tale immagine non sar\u00e0 costituita solo da parole o da concetti mentali, ma sar\u00e0 fatta anche e soprattutto di immagini correlate, di sensazioni fisiche ed interiori, di relazioni conosciute e di impressioni ricevute, di \u201cimpronte\u201d presenti in qualche modo dentro di noi.<\/p>\n<p>A un certo punto del processo di conoscenza, succede una cosa particolare: \u00e8 come se l\u2019immagine interiore della pianta fino a quel punto soltanto abbozzata improvvisamente si trasformasse in un\u2019immagine vivida, precisa, particolareggiata; \u00e8 come se la pianta \u201cprendesse vita\u201d nel nostro spazio interiore. Questa \u00e8 conoscenza \u201cpercepita\u201d, che nasce da un vero e proprio <em>insight<\/em>, un evento, cio\u00e8, che inizia a farci <em>vedere da dentro<\/em> (di noi) la pianta nella sua completezza.<\/p>\n<p>\u00c8 come se, tutto ad un tratto, iniziassimo ad afferrare i comportamenti, i <em>movimenti<\/em> della pianta e a coglierne l\u2019essenza (la <em>personalit\u00e0<\/em>). \u00c8 in questo momento, e solo in questo momento, che davvero iniziamo a <em>conoscere<\/em> la pianta (di una conoscenza <em>sentita<\/em>, non soltanto mentale) e cominciamo a sapere quasi istintivamente come usarla, riuscendo finanche a <em>percepire<\/em> a priori gli effetti che pu\u00f2 esercitare su una qualunque persona dotata di specifiche caratteristiche e tendenze fisio-patologiche. Probabilmente a questo punto iniziamo anche a renderci conto di quante stupidaggini sono state scritte e dette sul conto della pianta.<\/p>\n<p>Con il tempo e l\u2019esercizio, ognuno di noi riesce a trovare la propria tecnica, che diventa sempre pi\u00f9 affinata e veloce. Con il tempo e l\u2019esercizio, diventa sempre pi\u00f9 chiara e dettagliata anche quella mappa del nostro territorio interiore che ci permette di orientarci e di capire a che punto siamo del nostro percorso di conoscenza e di discernere ci\u00f2 che viene da noi e dalla nostra fantasia piuttosto che dalla reale interazione con la pianta.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 la parte pi\u00f9 difficile? \u00a0Quella che sembra la pi\u00f9 facile: \u00a0vedere con i tuoi occhi ci\u00f2 che giace davanti ai tuoi occhi. \u00a0<\/em>\u2013 Goethe<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"567\" src=\"http:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/prato-1024x567.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-230\" srcset=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/prato-1024x567.png 1024w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/prato-300x166.png 300w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/prato-768x425.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silenzio\u2026 Sono nel mio corpo, avvolto dall\u2019involucro sottile e fortissimo, confortevole, della mia pelle, conscio del mio stesso essere qui ed ora. 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