{"id":963,"date":"2019-12-15T21:02:26","date_gmt":"2019-12-15T20:02:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/?p=963"},"modified":"2021-10-27T17:14:42","modified_gmt":"2021-10-27T15:14:42","slug":"il-guado-isatis-tinctoria-l-pianta-conosciutissima-e-misconosciuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/il-guado-isatis-tinctoria-l-pianta-conosciutissima-e-misconosciuta\/","title":{"rendered":"Il guado (Isatis tinctoria L.) &#8211; pianta conosciutissima e misconosciuta"},"content":{"rendered":"<p><!--StartFragment--><\/p>\n\n\n<p><em>Omnes vero se Britanni vitro<a href=\"#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a> inficiunt, quod caeruleum efficit\ncolorem, atque hoc horridiores sunt in pugna aspectu; capilloque sunt promisso\natque omni parte corporis rasa praeter caput et labrum superius. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tutti i Britanni poi si tingono col guado<sup>1<\/sup>, che produce un colore ceruleo, e per questo in battaglia sono pi\u00f9 terrificanti di aspetto; e sono di capigliatura allungata e con ogni parte del corpo rasata tranne la testa e il labbro superiore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u201c<em>De Bello Gallico<\/em>\u201d V, 14, Gaio Giulio Cesare<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2048\" height=\"1166\" src=\"http:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Isatis-2048x1166.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-964\" srcset=\"https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Isatis-2048x1166.jpg 2048w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Isatis-300x171.jpg 300w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Isatis-768x437.jpg 768w, https:\/\/www.alleanzaverde.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Isatis-1536x875.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><figcaption>Guado in fiore<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>guado<\/em> o <em>glasto<\/em> (nome scientifico <em>Isatis tinctoria<\/em> L.) \u00e8 una pianta tintoria biennale che appartiene alla famiglia delle Brassicaceae. Ormai quasi completamente dimenticata, essendo stata soppiantata da tempo dai coloranti sintetici, per molto tempo \u00e8 stata una delle piante tintorie pi\u00f9 importanti in Europa, in quanto l\u2019unica fonte allora conosciuta di un colorante blu particolarmente brillante, stabile e, soprattutto, ricercato: il guado, appunto (o <em>pastel<\/em>, in francese), chiamato talvolta oggi impropriamente indaco.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi resti\narcheologici di semi di guado risalgono al Neolitico (ossia a pi\u00f9 di 12.000\nanni fa) e sono stati ritrovati nella grotta francese de l\u2019Audoste, nel dipartimento\ndi Bouches-du-Rh\u00f4ne, nella Francia meridionale. <\/p>\n\n\n\n<p>Il guado era conosciuto\ned usato come pianta tintoria anche dagli antichi Egizi e dai Celti. I Pitti,\ntrib\u00f9 celtica del nord della Gran Bretagna, e gli Iceni dell\u2019Inghilterra\norientale (East Anglia) si dipingevano con il guado prima delle battaglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme alla robbia\n(o garanza, <em>Rubia tinctorum<\/em> L.) che forniva il rosso e alla guaderella\n(o erba guada, <em>Reseda luteola<\/em> L.) che forniva il giallo, \u00e8 stato uno dei\ncoloranti pi\u00f9 importanti dell\u2019Europa medievale. Durante il Medioevo, esistevano\ndiversi centri di coltivazione in Inghilterra, Germania, Italia e Francia\n[Wikipedia].<\/p>\n\n\n\n<p>In Francia, particolarmente\nproduttivo \u00e8 stato il triangolo tra Tolosa, Albi e Carcassonne, in Linguadoca:\nla produzione del \u201c<em>bleu pastel<\/em>\u201d, cos\u00ec ricercato nella pittura e nell\u2019industria\ntessile, rese questa zona, passata alla storia come il \u201cpaese di Cuccagna\u201d (da <em>cocagne<\/em>,\nil nome francese dato al panetto di guado cos\u00ec come veniva commercializzato), una\ndelle pi\u00f9 ricche d\u2019Europa ai tempi [Balfour-Paul, Wikipedia].<\/p>\n\n\n\n<p>Usato per\ncolorare i tessuti dei primi <em>blue <\/em>jeans, \u00e8 stato progressivamente\nsostituito dall\u2019indaco (o \u201cvero indaco\u201d, <em>Indigofera tinctoria<\/em> L.) prima\ne dall\u2019indaco sintetico poi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per altre informazioni sulla storia del guado, si rimanda all&#8217;articolo <a rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.bmagazine.it\/il-paese-della-cuccagna-e-quello-che-conosce-il-valore-delle-piante\/?fbclid=IwAR0M8UwwgKL5r6_c9Ra-0QJzOc7kfJ5nA_2AKXPi3aCmivr0bvKPq-Iu8AI\">http:\/\/www.bmagazine.it\/il-paese-della-cuccagna-e-quello-che-conosce-il-valore-delle-piante\/<\/a> .<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come si ottiene il guado<\/h2>\n\n\n\n<p>La molecola\nresponsabile del colore dell\u2019indaco non si trova gi\u00e0 formata nella pianta.\nPiuttosto la pianta contiene alcuni precursori (due glucosidi dell\u2019indossile: l\u2019indacano,\nprincipalmente presente nell\u2019<em>Indigofera tinctoria<\/em>, e l\u2019isatano B,\nprincipalmente presente nel guado) che attraverso un processo di fermentazione\nprima e di ossidazione poi producono la molecola colorata (oggi chiamata <em>indaco<\/em>\no talvolta, impropriamente, <em>indigotina<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la\ntradizione, durante l\u2019estate (tipicamente nei mesi di luglio e agosto) le\nfoglie venivano raccolte recidendole alla base e, dopo averne eliminato il\ngambo, venivano tagliate e macinate (anticamente esistevano delle apposite\nmacine da guado). La poltiglia ottenuta veniva modellata in palle di circa 10\ncm di diametro e messe su graticci ad asciugare per circa 4 settimane.<\/p>\n\n\n\n<p>Le palle cos\u00ec essiccate\npotevano essere conservate indefinitamente, ma prima di essere usate,\nsolitamente venivano nuovamente trattate in modo da aumentare la concentrazione\ndi pigmento. A tal fine, le palle venivano sbriciolate e disposte a formare dei\ncumuli che venivano poi bagnati con acqua e fatti fermentare. Il processo di\nfermentazione produceva un evidente aumento della temperatura e l\u2019emissione di\nun odore terribile, simile a quello delle uova marce o del cavolo andato a\nmale, a causa della formazione di particolari molecole volatili, tra cui il\nsolfuro di metile [TDLiz]. Alla fine della fermentazione, che durava circa un\npaio di settimane, la massa si raffreddava spontaneamente. La pasta di guado\nrisultante, dall\u2019aspetto di una specie di pece scura, veniva essiccata e\nridotta in polvere (<em>couched woad<\/em>) per la conservazione. Tale polvere\nconteneva circa 20 volte la quantit\u00e0 di indaco contenuta nelle foglie fresche (sotto\nforma di precursore).<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome l\u2019indaco\n\u00e8 insolubile, non riesce cos\u00ec com\u2019\u00e8 ad impregnare i tessuti e, pertanto, per\npoter essere usato come tintura, doveva in qualche modo essere solubilizzato. A\ntal fine, la polvere ricca di pigmento veniva posta in grandi vasche (i tini,\nappunto) e ricoperta di acqua calda, in presenza di una sostanza alcalina, come\ncenere di legna o urina, dopodich\u00e9 veniva fatta rifermentare per altri 2 o 3\ngiorni, mantenendo la temperatura costantemente intorno ai 50\u00b0C. Tale rifermentazione\nin ambiente alcalino consentiva di trasformare l\u2019indaco nella sua forma\nridotta, detta <em>leucoindaco<\/em> o <em>forma leuco<\/em> dell\u2019indaco, che,\nessendo solubile, riusciva ad impregnare le stoffe. Tali stoffe, lasciate ad asciugare\nall\u2019aria, dopo un po\u2019 di tempo si coloravano spontaneamente in blu a causa dell\u2019ossidazione\ndel leucoindaco a indaco da parte dell\u2019ossigeno dell\u2019aria ([Hartl, Padden,\nTDLiz]). \u00c8 caratteristico il viraggio di colore dei tessuti che, da verdi quali\nsono dopo essere stati estratti dai tini, diventano blu un po\u2019 alla volta a\nseguito dell\u2019esposizione all\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, per\nsolubilizzare l\u2019indaco nei tini non lo si fa rifermentare ma lo si tratta a\ncaldo con una soluzione contenente soda caustica e una sostanza chimica\nriducente, solitamente ditionito di sodio.<\/p>\n\n\n\n<p>A causa della\nparticolare tecnica usata, l\u2019indaco \u00e8 classificato tra i coloranti \u201cal tino\u201d. I\ntessuti tinti in questo modo tendono ad essere decisamente brillanti e a non scolorire\ncome accade, invece, con altri coloranti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il guado in medicina<\/h2>\n\n\n\n<p>Nella medicina\ncinese (MTC) la sua radice (<em>Ban lan gen<\/em>) e le sue foglie (<em>Da qing ye<\/em>)\nsono considerate le erbe antivirali in assoluto pi\u00f9 efficaci [Chineseherbinfo].<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la\nMTC, il guado \u00e8 indicato in tutte le malattie febbrili anche di natura\nepidemica, per i gonfiori \u201ccaldi\u201d (es., mal di gola con gonfiore), nell\u2019itterizia\ne come rimedio (efficace) contro le infezioni virali: morbillo, parotite,\nencefalite B, epatite A, B e C, \u2026 La radice viene usata in tisana estemporanea\nper il trattamento del mal di gola e dell\u2019epatite e per via topica nelle\nlesioni da herpes labiale [Chineseherbinfo, AmDragon].<\/p>\n\n\n\n<p>Le foglie sono\nsolitamente usate pi\u00f9 in caso di eruzioni da Calore tossico (es., morbillo), mentre\nla radice \u00e8 pi\u00f9 usata in caso di disordini febbrili che colpiscono la testa e in\ncaso di ostruzioni alla gola (es., parotite).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche i medici\nnostrani conoscevano le propriet\u00e0 del guado. Dice, infatti, il Mattioli, medico\nitaliano del XVI secolo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Le frondi impiastrate risoluono tutte le posteme<a href=\"#_ftn2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>,\nsaldano le ferite fresche, ristagnano i flussi del sangue, guariscono il fuoco sacro,\nl\u2019vlcere che mangiano, le putride, &amp; quelle che van serpendo per il corpo.\n[Il glasto saluatico] beuuto, &amp; impiastrato gioua a difetti della milza<\/em>.\u201d\n[Mattioli]<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 degno di\nnota il fatto che anche il Mattioli riconosce l\u2019efficacia del guado (da lui chiamata\n<em>isatide<\/em> o glasto) come antivirale, indicandola specificamente in caso di\nfuoco sacro (o Herpes zoster).<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9\ndescrittivo \u00e8 Culpeper, medico e astrologo inglese del XVII secolo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Governo e virt\u00f9. \u00c8 una pianta saturnina fredda e secca. [\u2026] L\u2019erba\n\u00e8 cos\u00ec secca e costrettiva da non essere adatta per uso interno. Un unguento\npreparato con essa ferma i sanguinamenti. Un impiastro fatto con essa e\napplicato sulla regione della milza localizzata sul lato sinistro elimina le\ndurezze e i dolori di essa <\/em>[milza]<em>. L\u2019unguento \u00e8 eccellente per le\nulcere che abbondano di umidit\u00e0 e [ne] rimuove gli umori corrosivi ed\nirritanti. Raffredda le infiammazioni. Spegne il Fuoco di Sant\u2019Antonio e stagna\ni flussi di sangue in qualunque parte del corpo. [\u2026] Le sommit\u00e0 della pianta\npossiedono [efficacia terapeutica] nella massima perfezione e una infusione di\nqueste \u00e8 il miglior modo di somministrarle. Ci\u00f2 opera attraverso l\u2019urina ed \u00e8\neccellente contro le ostruzioni del fegato e della milza, ma il suo uso deve\nessere continuato per parecchio tempo.<\/em>\u201d [Culpeper]<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da notare\nche Culpeper ne sconsiglia l\u2019uso interno a causa della eccessiva capacit\u00e0\ndisseccante, salvo poi consigliarne il decotto delle sommit\u00e0 come \u201cil miglior\nmodo di somministrarle\u201d. In MTC la pianta \u00e8 stata adoperata per uso interno per\nsecoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201cgoverno\u201d\nsaturnino della pianta \u00e8 in riferimento alle attivit\u00e0 di questa: essendo secca\ne fredda (come Saturno), riesce a risolvere le patologie \u201ccontrarie\u201d, ossia\ncalde e\/o umide: febbri, perdite fluide di ogni tipo (sanguinamenti compresi),\nulcerazioni soprattutto se infiammate e secernenti, ascessi e raccolte\npurulente, ecc.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Riferimenti<\/h2>\n\n\n\n<p>[AmDragon]\nhttp:\/\/www.americandragon.com\/Individualherbsupdate\/DaQingYe.html,\nhttp:\/\/www.americandragon.com\/Individualherbsupdate\/BanLanGen.html<\/p>\n\n\n\n<p>[Balfour-Paul] Jenny Balfour-Paul, \u201c<em>Indigo:\nFrom Mummies to Blue Jeans<\/em>\u201d, British Museum Press<\/p>\n\n\n\n<p>[Chineseherbinfo]\nhttp:\/\/chineseherbinfo.com\/ban-lan-gen-isatis-root-or-baphicacanthus\/<\/p>\n\n\n\n<p>[Culpeper] Nicholas Culpeper, \u201cComplete\nherbal\u201d (1653)<\/p>\n\n\n\n<p>[Giulio\nCesare] Gaio Giulio Cesare, \u201cDe Bello Gallico\u201d, V, 14<\/p>\n\n\n\n<p>[Hartl] Hartl et al., Searching for\nblue: Experiments with woad fermentation vats and an explanation of the colours\nthrough dye analysis, Journal of Archaeological Science: Reports 2 (2015) 9\u201339<\/p>\n\n\n\n<p>[Mattioli]&nbsp;&nbsp;&nbsp; Pietro Andrea Mattioli, \u201c<em>Discorsi di M.\nPietro Andrea Mattioli sanese, medico cesareo, ne\u2019 sei libri di Pedacio Dioscoride\nAnazarbeo della materia Medicinale<\/em>\u201d (1746)<\/p>\n\n\n\n<p>[Padden] Padden et al., An\nindigo-reducing moderate thermophile from a woad vat, Clostridium isatidis sp.\nnov, lnternational Journal of Systematic Bacteriology (1 999), 49, 1025-1031 <\/p>\n\n\n\n<p>[TDLiz] http:\/\/www.tapdancinglizard.com\/findingblue\/index.html<\/p>\n\n\n\n<p>[Wikipedia]\nhttp:\/\/en.wikipedia.org e http:\/\/it.wikipedia.org<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> La\nparola \u201c<em>vitrum<\/em>\u201d significa principalmente \u201cvetro\u201d, ma era anche\nutilizzata colloquialmente per indicare il guado.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Ascessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Omnes vero se Britanni vitro[1] inficiunt, quod caeruleum efficit colorem, atque hoc horridiores sunt in pugna aspectu; capilloque sunt promisso atque omni parte corporis rasa praeter caput et labrum superius. 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