Calendula

1 e 2 aprile 2019, primi giorni del secondo mese di primavera. Il nome Aprile deriva dal latino “(mens) aprilis”, che a sua volta deriva, secondo alcuni, dal greco ἀφρός (aphròs), che significa spuma, in riferimento alla spuma dalla quale sarebbe nata la dea Venere, alla quale il mese era dedicato; secondo altri, il nome del mese deriva dal latino “aperire”, ossia aprire, perché questo è il mese in cui si aprono i fiori e le gemme e, più in generale, la Terra e la Natura tutta si aprono alla vita rinnovata.

In questi due giorni, la Luna è in Acquario, segno d’aria, e, pertanto, secondo il calendario biodinamico, essi sono particolarmente adatti alla raccolta dei fiori. Per tale motivo, li abbiamo dedicati alla raccolta dei fiori (capolini, per la precisione) e delle sommità fiorite della calendula selvatica, Calendula arvensis (Vaill.) L., una pianta erbacea a ciclo annuale/bienne, intensamente odorosa per via di una essenza resinosa dal profumo erbaceo e pungente insieme.

In maniera analoga alla sua più conosciuta e “nobile” (perché coltivata) parente Calendula officinalis L., la calendula selvatica è una pianta collegata dalla tradizione al Sole. Già la forma stellata dei capolini e il loro colore, che varia dal giallo all’arancione intenso, rimandano in maniera pressoché immediata alla nostra Stella; ma anche il loro eliotropismo rinforza questo collegamento: i capolini, infatti, sbocciano al sorgere del sole e ne seguono il corso durante l’arco della giornata, volgendosi da est verso ovest e chiudendosi al tramonto oppure nei giorni nuvolosi.

Nicholas Culpeper, medico britannico del XVII secolo, nel suo “Complete Herbal” dice a proposito delle calendule:

“Governo e virtù. È un’erba del Sole, e sotto [il dominio del] Leone. Rafforzano il cuore in maniera eccellente, e sono molto espulsive, un po’ meno efficaci nel vaiolo e nel morbillo rispetto allo zafferano. Il succo delle foglie di Calendula mescolato con aceto, e usato per bagnare qualunque rigonfiamento caldo, dà istantaneamente sollievo, e lo mitiga. I fiori, sia freschi che secchi, sono molto usati nei posset, nei brodi, e nelle bevande, come confortatori del cuore e degli spiriti, e per espellere qualunque qualità maligna o pestilenziale che possa annoiarli. Un impiastro fatto con I fiori in polvere, grasso di porco, trementina, e rosina, applicato sul petto, rafforza e aiuta il cuore infinitamente nelle febbri, siano esse pestilenziali o meno.” [Culpeper]

Leggendo questo testo, si riceve quasi l’impressione che la pianta sia intrisa della natura stessa del Sole, racchiudendo nei suoi succhi e nei suoi fiori una qualità terapeutica riscaldante e confortante che viene trasferita al cuore e agli “spiriti” (oggi diremo “umore”) di chiunque la assuma in qualsivoglia forma. E infatti il profumo che viene dalla pianta durante la sua trasformazione è decisamente rinvigorente e confortante.

È una pianta commestibile in tutte le sue parti, anche se le foglie hanno un’aroma piuttosto intenso e resinoso, per cui si consiglia di usarle con moderazione. I petali possono essere usati per guarnire le insalate o come sostituti dello zafferano.

Pianta calda e secca che ha un’affinità particolare per i liquidi del corpo umano, muove il sangue e la linfa: infatti è una emmenagoga (induce le mestruazioni) sicura ed efficace, capace di ridurre in maniera decisa i dolori ad esse associate (cura amenorrea e dismenorrea); è un buon rimedio linfatico e possiede un’azione decisa sulle infezioni, specialmente quelle che non si risolvono da tempo; cura le ferite e gli ematomi; aiuta a prevenire e curare i malanni di stagione e a “cacciar fuori” le malattie esantematiche.

Proprio perché emmenagoga, è preferibile non assumerla internamente durante la gravidanza.

Riferimenti:
[Culpeper] Nicholas Culpeper, “Complete Herbal” (1653)

Fiori di calendula chiusi a causa del cielo solo leggermente velato
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