Nigella damascena – Damigella scapigliata

Nigella damascena L. – fiore

Nome botanico: Nigella damascena L.

Nomi comuni: fanciullaccia, damigella scapigliata, melanzio (selvatico); antichi: melanthion (greco), gith.

Ogni volta che incontro questa pianta, il mio sguardo rimane rapito dalla sua bellezza e dalla complessità delle forme. Pur essendo una pianta relativamente comune nella fascia mediterranea, non la si incontra se non sporadicamente. E quando la si incontra, spesso compare in gruppo: a volte un fazzoletto di terra o un pezzo del ciglio di una strada appaiono “afferrati” da queste piante e ricoperti dalle macchie del colore quasi etereo, che va dal celeste chiarissimo al ceruleo e talvolta al blu, dei loro fiori.

Osservandola, si notano subito le forme particolarissime delle foglie, dei fiori e finanche delle capsule che contengono i semi. I processi di modellamento delle forme sembrano interessare la Nigella in una maniera intensa e tutta particolare. A guardarla, si ha quasi l’impressione che questa pianta provenga da un altro mondo, da una dimensione superiore o semmai da quel cielo a cui i loro fiori sembrano aver rubato il colore e che sia atterrata proprio lì, nel pezzo di terra su cui ha messo radici.

I processi “veleniferi” che tendono a creare in questa famiglia di piante (è una Ranunculacea) sostanze acri e fortemente tossiche (pensiamo ad esempio al mortale Aconito o all’Elleboro, pianta dei pazzi e delle streghe) sembrano afferrare questa pianta a metà, portando all’elaborazione di sostanze con una tossicità ridotta ma fortemente terapeutiche (come l’alcaloide damascenina presente nei suoi semi). In effetti, nonostante diversi autori la descrivono come una pianta tossica o molto tossica, la sua reale tossicità è assolutamente contenuta, tanto che i suoi semi vengono usati come spezia.

La Nigella è quindi una “pianta di mezzo”, sospesa tra la Terra e il Cielo, tra l’essere cibo e veleno, tra il mondo fisico e quello dello spirito e che sembra agire da ponte tra queste polarità (sarà significativo il colore nero “corvino” dei suoi semi?). Probabilmente non è un caso che nell’Hadith si narra che Maometto abbia detto, a proposito della sua congenere Nigella sativa, che i suoi semi neri (più noti come cumino nero o kalonji) siano capaci di “curare tutte le malattie tranne la morte”.

I semi della Nigella damascena hanno un caratteristico odore fruttato e complesso che ricorda quello della fragolina di bosco, ma sono di sapore amaro. Da essi si può estrarre un’assoluta (essenza) dall’odore ricco, fruttato dolce (complesso fragolina di bosco – uva), dal bouquet ambrato con un fine sottofondo etereo, caldo, mielato e floreale [GoodScent]. Le ricche note fruttate con accenti ambrati e floreali forniscono un bouquet esotico di eccezionale persistenza.

I semi della Nigella damascena, meno conosciuti e quindi meno usati ai fini terapeutici rispetto ai semi della Nigella sativa, sono stati tradizionalmente usati come “corroboranti, carminativi, cefalici, diuretici ed emmenagoghi. L’infusione fatta con uno scropolo[1] di semi nel vino o nell’acqua fu lodata nelle tossi catarrali, nell’asma pituitoso, nelle vertigini, nelle cefalee. L’erba fu proposta nelle terzane, ma non è in uso”. [Targioni-Tozzetti]

A tal proposito, si riporta, al fine di poter effettuare un confronto, quanto Targioni Tozzetti dice a proposito della Nigella sativa:

I semi sono stati usati come errini nella corizza, nelle cefalee, in certe oftalmie, ec. furono proposti contro i vermi dei fanciulli, tanto dati per bocca che applicati pestati in impiastro sull’ombelico, o ungendone il corpo coll’olio in cui erano stati infusi. Secondo Galeno, l’Hoffmann, l’Haller, Linneo, il Plenk, il Venel ed il Bodard, furono stimati becchici, silagoghi, diaforetici, emenagoghi, diuretici, galattofori, febbrifughi, e perciò sotto questi diversi punti di vista, si amministravano per bocca, nelle tossi croniche catarrali, nelle affezioni bronchiali, nelle malattie delle tonsille e delle parotidi; nelle idropisie; per facilitare la secrezione del latte e dei lochi nelle puerpere; negli ingorghi di fegato; nelle intermittenti, ed in tante altre malattie. All’esterno si applicavano per le impetigini, per il dolor dei denti, per risolvere i tumori, guarire le ferite, ed i morsi o punture degli animali velenosi. Si prescrivevano a dose di uno scropolo a tre in polvere, o di tre a nove scropoli in infusione in una libbra d’acqua. Usavansi anche nella veterinaria.

Colla espressione se ne ottiene un olio grasso scuro, nella proporzione dell’8½ per cento, che fu proposto, preso per bocca, come deostruente la milza, e contro gli isterismi ec.” [Targioni-Tozzetti]

Nella medicina cinese, i semi di Nigella (principalmente N. glandulifera, ma secondo alcuni autori anche N. sativa e N. damascena) costituiscono la droga nota come Hei Zhong Cao (o Semen Nigellae). Di natura dolce, pungente e calda, entrano nei meridiani di Polmone e Cuore; vitalizzano il Sangue, stimolano le mestruazioni, promuovono la lattazione e inducono la diuresi, tonificano il Rene e il cervello. Sono usati (in dosi di 2-6g e fino ad un massimo di 15g) in caso di acufeni e smemoratezza, capogiri, amenorrea o dismenorrea, lattazione scarsa o assente, stranguria dovuta a calcoli o infiammazione, edemi, scabbia, tosse e dispnea, leucoderma, calcoli urinari, incanutimento precoce di barba e capelli [TCM Wiki].

 

Note

[1] Equivale a circa un grammo.

 

Riferimenti

[GoodScent] http://www.thegoodscentscompany.com/data/ab1665501.html

 [Targioni-Tozzetti] Antonio Targioni-Tozzetti, “Corso di botanica medico-farmaceutica e di materia medica

[TCM Wiki] https://www.tcmwiki.com

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