LA PROGRESSIONE DELLE MALATTIE E LE PATOLOGIE CRONICHE

[Andrianne, BioMed, Dewit-Leunis, Heel, Henry, Piterà, Piterà2]

Le malattie non sono disordini di tipo statico, immutabili nel tempo, ma hanno una loro evoluzione. Possiamo sempre descrivere la causa di insorgenza di una qualunque malattia in termini di una interazione dell’organismo (con la sua specifica costituzione, sia strutturale sia funzionale, con la sua resilienza e le sue predisponenti morbose) con uno o più eventi “patogeni” (noxae) esterni o interni all’organismo stesso (pensiamo ad esempio ad un “colpo di freddo” o ad un virus o ancora ad uno stress prolungato).

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Il guado (Isatis tinctoria L.) – pianta conosciutissima e misconosciuta

Omnes vero se Britanni vitro[1] inficiunt, quod caeruleum efficit colorem, atque hoc horridiores sunt in pugna aspectu; capilloque sunt promisso atque omni parte corporis rasa praeter caput et labrum superius.

Tutti i Britanni poi si tingono col guado1, che produce un colore ceruleo, e per questo in battaglia sono più terrificanti di aspetto; e sono di capigliatura allungata e con ogni parte del corpo rasata tranne la testa e il labbro superiore.

– “De Bello Gallico” V, 14, Gaio Giulio Cesare

Guado in fiore

Il guado o glasto (nome scientifico Isatis tinctoria L.) è una pianta tintoria biennale che appartiene alla famiglia delle Brassicaceae. Ormai quasi completamente dimenticata, essendo stata soppiantata da tempo dai coloranti sintetici, per molto tempo è stata una delle piante tintorie più importanti in Europa, in quanto l’unica fonte allora conosciuta di un colorante blu particolarmente brillante, stabile e, soprattutto, ricercato: il guado, appunto (o pastel, in francese), chiamato talvolta oggi impropriamente indaco.

I primi resti archeologici di semi di guado risalgono al Neolitico (ossia a più di 12.000 anni fa) e sono stati ritrovati nella grotta francese de l’Audoste, nel dipartimento di Bouches-du-Rhône, nella Francia meridionale.

Il guado era conosciuto ed usato come pianta tintoria anche dagli antichi Egizi e dai Celti. I Pitti, tribù celtica del nord della Gran Bretagna, e gli Iceni dell’Inghilterra orientale (East Anglia) si dipingevano con il guado prima delle battaglie.

Insieme alla robbia (o garanza, Rubia tinctorum L.) che forniva il rosso e alla guaderella (o erba guada, Reseda luteola L.) che forniva il giallo, è stato uno dei coloranti più importanti dell’Europa medievale. Durante il Medioevo, esistevano diversi centri di coltivazione in Inghilterra, Germania, Italia e Francia [Wikipedia].

In Francia, particolarmente produttivo è stato il triangolo tra Tolosa, Albi e Carcassonne, in Linguadoca: la produzione del “bleu pastel”, così ricercato nella pittura e nell’industria tessile, rese questa zona, passata alla storia come il “paese di Cuccagna” (da cocagne, il nome francese dato al panetto di guado così come veniva commercializzato), una delle più ricche d’Europa ai tempi [Balfour-Paul, Wikipedia].

Usato per colorare i tessuti dei primi blue jeans, è stato progressivamente sostituito dall’indaco (o “vero indaco”, Indigofera tinctoria L.) prima e dall’indaco sintetico poi.

Per altre informazioni sulla storia del guado, si rimanda all’articolo http://www.bmagazine.it/il-paese-della-cuccagna-e-quello-che-conosce-il-valore-delle-piante/ .

Come si ottiene il guado

La molecola responsabile del colore dell’indaco non si trova già formata nella pianta. Piuttosto la pianta contiene alcuni precursori (due glucosidi dell’indossile: l’indacano, principalmente presente nell’Indigofera tinctoria, e l’isatano B, principalmente presente nel guado) che attraverso un processo di fermentazione prima e di ossidazione poi producono la molecola colorata (oggi chiamata indaco o talvolta, impropriamente, indigotina).

Secondo la tradizione, durante l’estate (tipicamente nei mesi di luglio e agosto) le foglie venivano raccolte recidendole alla base e, dopo averne eliminato il gambo, venivano tagliate e macinate (anticamente esistevano delle apposite macine da guado). La poltiglia ottenuta veniva modellata in palle di circa 10 cm di diametro e messe su graticci ad asciugare per circa 4 settimane.

Le palle così essiccate potevano essere conservate indefinitamente, ma prima di essere usate, solitamente venivano nuovamente trattate in modo da aumentare la concentrazione di pigmento. A tal fine, le palle venivano sbriciolate e disposte a formare dei cumuli che venivano poi bagnati con acqua e fatti fermentare. Il processo di fermentazione produceva un evidente aumento della temperatura e l’emissione di un odore terribile, simile a quello delle uova marce o del cavolo andato a male, a causa della formazione di particolari molecole volatili, tra cui il solfuro di metile [TDLiz]. Alla fine della fermentazione, che durava circa un paio di settimane, la massa si raffreddava spontaneamente. La pasta di guado risultante, dall’aspetto di una specie di pece scura, veniva essiccata e ridotta in polvere (couched woad) per la conservazione. Tale polvere conteneva circa 20 volte la quantità di indaco contenuta nelle foglie fresche (sotto forma di precursore).

Siccome l’indaco è insolubile, non riesce così com’è ad impregnare i tessuti e, pertanto, per poter essere usato come tintura, doveva in qualche modo essere solubilizzato. A tal fine, la polvere ricca di pigmento veniva posta in grandi vasche (i tini, appunto) e ricoperta di acqua calda, in presenza di una sostanza alcalina, come cenere di legna o urina, dopodiché veniva fatta rifermentare per altri 2 o 3 giorni, mantenendo la temperatura costantemente intorno ai 50°C. Tale rifermentazione in ambiente alcalino consentiva di trasformare l’indaco nella sua forma ridotta, detta leucoindaco o forma leuco dell’indaco, che, essendo solubile, riusciva ad impregnare le stoffe. Tali stoffe, lasciate ad asciugare all’aria, dopo un po’ di tempo si coloravano spontaneamente in blu a causa dell’ossidazione del leucoindaco a indaco da parte dell’ossigeno dell’aria ([Hartl, Padden, TDLiz]). È caratteristico il viraggio di colore dei tessuti che, da verdi quali sono dopo essere stati estratti dai tini, diventano blu un po’ alla volta a seguito dell’esposizione all’aria.

Oggi, per solubilizzare l’indaco nei tini non lo si fa rifermentare ma lo si tratta a caldo con una soluzione contenente soda caustica e una sostanza chimica riducente, solitamente ditionito di sodio.

A causa della particolare tecnica usata, l’indaco è classificato tra i coloranti “al tino”. I tessuti tinti in questo modo tendono ad essere decisamente brillanti e a non scolorire come accade, invece, con altri coloranti.

Il guado in medicina

Nella medicina cinese (MTC) la sua radice (Ban lan gen) e le sue foglie (Da qing ye) sono considerate le erbe antivirali in assoluto più efficaci [Chineseherbinfo].

Secondo la MTC, il guado è indicato in tutte le malattie febbrili anche di natura epidemica, per i gonfiori “caldi” (es., mal di gola con gonfiore), nell’itterizia e come rimedio (efficace) contro le infezioni virali: morbillo, parotite, encefalite B, epatite A, B e C, … La radice viene usata in tisana estemporanea per il trattamento del mal di gola e dell’epatite e per via topica nelle lesioni da herpes labiale [Chineseherbinfo, AmDragon].

Le foglie sono solitamente usate più in caso di eruzioni da Calore tossico (es., morbillo), mentre la radice è più usata in caso di disordini febbrili che colpiscono la testa e in caso di ostruzioni alla gola (es., parotite).

Anche i medici nostrani conoscevano le proprietà del guado. Dice, infatti, il Mattioli, medico italiano del XVI secolo:

Le frondi impiastrate risoluono tutte le posteme[2], saldano le ferite fresche, ristagnano i flussi del sangue, guariscono il fuoco sacro, l’vlcere che mangiano, le putride, & quelle che van serpendo per il corpo. [Il glasto saluatico] beuuto, & impiastrato gioua a difetti della milza.” [Mattioli]

È degno di nota il fatto che anche il Mattioli riconosce l’efficacia del guado (da lui chiamata isatide o glasto) come antivirale, indicandola specificamente in caso di fuoco sacro (o Herpes zoster).

Più descrittivo è Culpeper, medico e astrologo inglese del XVII secolo:

Governo e virtù. È una pianta saturnina fredda e secca. […] L’erba è così secca e costrettiva da non essere adatta per uso interno. Un unguento preparato con essa ferma i sanguinamenti. Un impiastro fatto con essa e applicato sulla regione della milza localizzata sul lato sinistro elimina le durezze e i dolori di essa [milza]. L’unguento è eccellente per le ulcere che abbondano di umidità e [ne] rimuove gli umori corrosivi ed irritanti. Raffredda le infiammazioni. Spegne il Fuoco di Sant’Antonio e stagna i flussi di sangue in qualunque parte del corpo. […] Le sommità della pianta possiedono [efficacia terapeutica] nella massima perfezione e una infusione di queste è il miglior modo di somministrarle. Ciò opera attraverso l’urina ed è eccellente contro le ostruzioni del fegato e della milza, ma il suo uso deve essere continuato per parecchio tempo.” [Culpeper]

È da notare che Culpeper ne sconsiglia l’uso interno a causa della eccessiva capacità disseccante, salvo poi consigliarne il decotto delle sommità come “il miglior modo di somministrarle”. In MTC la pianta è stata adoperata per uso interno per secoli.

Il “governo” saturnino della pianta è in riferimento alle attività di questa: essendo secca e fredda (come Saturno), riesce a risolvere le patologie “contrarie”, ossia calde e/o umide: febbri, perdite fluide di ogni tipo (sanguinamenti compresi), ulcerazioni soprattutto se infiammate e secernenti, ascessi e raccolte purulente, ecc.

Riferimenti

[AmDragon] http://www.americandragon.com/Individualherbsupdate/DaQingYe.html, http://www.americandragon.com/Individualherbsupdate/BanLanGen.html

[Balfour-Paul] Jenny Balfour-Paul, “Indigo: From Mummies to Blue Jeans”, British Museum Press

[Chineseherbinfo] http://chineseherbinfo.com/ban-lan-gen-isatis-root-or-baphicacanthus/

[Culpeper] Nicholas Culpeper, “Complete herbal” (1653)

[Giulio Cesare] Gaio Giulio Cesare, “De Bello Gallico”, V, 14

[Hartl] Hartl et al., Searching for blue: Experiments with woad fermentation vats and an explanation of the colours through dye analysis, Journal of Archaeological Science: Reports 2 (2015) 9–39

[Mattioli]    Pietro Andrea Mattioli, “Discorsi di M. Pietro Andrea Mattioli sanese, medico cesareo, ne’ sei libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo della materia Medicinale” (1746)

[Padden] Padden et al., An indigo-reducing moderate thermophile from a woad vat, Clostridium isatidis sp. nov, lnternational Journal of Systematic Bacteriology (1 999), 49, 1025-1031

[TDLiz] http://www.tapdancinglizard.com/findingblue/index.html

[Wikipedia] http://en.wikipedia.org e http://it.wikipedia.org


[1] La parola “vitrum” significa principalmente “vetro”, ma era anche utilizzata colloquialmente per indicare il guado.

[2] Ascessi.

Raccolta di San Giovanni – Salvia sclarea L. e Hypericum perforatum L.

Salvia sclarea L. – in piena fioritura

San Giovanni, quest’anno giorno di fiori (la Luna è in acquario): perfetta per la raccolta delle sommità fiorite delle piante tipiche di questo periodo. In particolare, la maestosa e profumatissima salvia sclarea o salvia moscatella e il re di questa giornata, l’iperico (o erba di San Giovanni).

Campo di iperico

La salvia sclarea è tradizionalmente ritenuta pianta in grado di rafforzare la vista, sia quella fisica sia quella “interiore”, tanto da essere chiamata anche “occhio chiaro” (la mucillagine dei suoi semi era usata per rimuovere corpuscoli estranei dall’occhio). Il suo profumo intenso ed inebriante le è valsa di fama di pianta euforizzante.
L’iperico era nota in passato per la sua capacità di scacciare i demoni, tanto da essere conosciuta anche come “scacciadiavoli”. Oggi sappiamo che è una pianta dotata di buone capacità antidepressive ma anche rigeneranti e disinfiammanti del tessuto nervoso (può essere usata in caso di nevralgie e nevriti).

La Teoria Energetica Tradizionale Mediterranea

Perché si possano comprendere le azioni delle piante intese secondo le medicine tradizionali è fondamentale conoscere le filosofie e i modelli che sono sottese da tali tradizioni. La medicina odierna si basa sulle moderne concezioni di anatomia, fisiologia e patologia; tutte le medicine tradizionali, invece, si basano su modelli più o meno divergenti da quelli attuali che hanno un inquadramento solitamente di tipo più analogico ed “energetico” (cioè, funzionale) piuttosto che analitico e fondato sulla biochimica.

Sempre più spesso si sente parlare di Medicina Tradizionale Cinese e di Medicina Ayurvedica, le più importanti medicine tradizionali del continente asiatico. Meno conosciuta oggi, ma altrettanto importante dal punto di vista storico, è la medicina ippocratico-galenica (così chiamata dal nome dei due più importanti “formulatori” della relativa scuola di pensiero), un’altra medicina per così dire “energetica” che è nata e si è affermata in tutto il bacino del Mediterraneo.

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Il “Senso” delle Piante

Silenzio…

Sono nel mio corpo, avvolto dall’involucro sottile e fortissimo, confortevole, della mia pelle, conscio del mio stesso essere qui ed ora. Percepisco il silenzio che è fuori e dentro di me, un silenzio che non è mancanza di suoni ma è attenzione, consapevolezza, presenza… Sento i battiti del mio cuore, il suono lento e ritmato del mio respiro, dell’aria che entra in me e che esce; percepisco il canto degli uccelli e il brusio degli insetti, il fruscio del vento e i rumori ovattati in lontananza.

 

Presenza…

I miei piedi sono a contatto con la Terra, la solida e accogliente Terra che mi sostiene, umida, brulicante di vita in tutte le sue forme e dimensioni. E avverto e accolgo la presenza, intorno a me, di tanti esseri che condividono il mio stesso posto su questa Terra, Madre di tanti. E avverto la presenza indistinta e in perenne, caotico movimento dei batteri invisibili, dei funghi microscopici, degli insetti minuscoli e grandi che instancabili portano avanti il loro lavoro tessendo relazioni: relazioni tra i fiori che, tramite il polline, si toccano e si fecondano a distanza, perpetuando e rinnovando il miracolo della vita nel mondo vegetale; relazioni tra gli stessi insetti, che condividono i medesimi  luoghi contemporaneamente in competizione e collaborazione, rendendo in ogni istante attuale il dinamico equilibrio della compresenza. Avverto la presenza fraterna e rassicurante delle erbe e degli alberi, silenziose creature compagne che con la loro stessa esistenza rendono la Terra abitabile a noi Uomini e agli Animali: ne preparano l’aria e la rendono sempre nuovamente respirabile, asportando la parte esausta del nostro respiro e trasformandola in alimento; trattengono l’acqua e la vaporizzano perché sia il suolo sia l’aria possano brulicare di vita; sono nostro alimento e medicina da tempo immemore.

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L’Arte della Guarigione

Quella della Guarigione è un’Arte sottile, perché deve risultare efficace su tutti i livelli dell’Uomo: certamente quello fisico, ma anche quello mentale, quello emozionale e quello psicologico profondo (il nostro “core“, il livello che talvolta noi chiamiamo “spirituale”). Su tali piani è conservata memoria di tutto il nostro personale vissuto e di tutta la nostra storia metabolica, funzionale, esperienziale e relazionale. I nostri pensieri e le nostre emozioni, tutti i nostri personali traumi e anche i traumi dei nostri antenati, come ci insegna l’epigenetica, sono registrati in maniera indelebile sul “tessuto” del nostro essere.

Quando il corpo si ammala, affinché si realizzi la guarigione (quella vera) è necessario riuscire ad eliminare i blocchi, a colmare i vuoti e a risolvere gli eccessi, in modo tale che l’energia vitale (o, se preferiamo, l’intelligenza funzionale dinamica del corpo) possa ritornare a fluire nuovamente senza ostacoli, deviazioni o compensazioni. Allora, tutto ciò che si era rotto pian piano, grazie ai poteri innati di auto-guarigione del nostro organismo (la Vis medicatrix naturae di Ippocratica memoria), si ripara spontaneamente e tutto il nostro essere torna a funzionare in perfetta integrità e autonomia.

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Assaggiando le erbe fresche

 

Assaggiando le erbe fresche, si può riuscire a cogliere meglio le loro qualità: non solo il sapore e l’aroma, ma le loro qualità inerenti. “Quando viene assaggiata, viene anche assimilata e in quel momento si comincia ad avere la conoscenza dell’erba. E non si può ottenere altrettanto dalle erbe secche. Bisogna davvero masticarle!”. Quanto più si capisce un’erba, tanto più risulta facile usarla nella pratica.
(tratto e liberamente tradotto da “The Chinese Medicinal Herb Farm“, di Peg Schafer)

[NdT “chew on something”, in inglese, significa tanto “masticare qualcosa” quanto “meditare su qualcosa”]

Alleanza Verde

Oggi, 21 Marzo 2019, è il primo giorno di Primavera nel Regno della Natura. Il Sole è da pochissimo entrato nel segno dell’Ariete e la Luna, piena alle ore 2:45 di oggi e al perigeo (infatti è una Superluna), si trova nel segno della Vergine.

È un giorno di rinascita nel quale tutta la Natura celebra il risveglio alla vita dopo il periodo trascorso nel buio e nel nascondimento dell’Inverno. È il tempo dell’impeto, della spinta al movimento; è il momento in cui ricomincia il ciclo della vita.

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