Papavero comune – Papaver rhoeas (e simili)

Freddo nel 4° grado e moderatamente umido, il papavero comune è rinfrescante, facilita il sonno, ammorbidisce l’alvo, ha azione bechica (seda la tosse) e coleretica, favorisce l’espulsione della Bile gialla e dell’eccesso di Calore epatico, eventualmente compensando la Bile gialla surriscaldata [Giannelli].

 

Riferimenti

[Giannelli] Luigi Giannelli, “Medicina Tradizionale Mediterranea”, Ed. Tecniche Nuove

Nigella damascena – Damigella scapigliata

Nigella damascena L. – fiore

Nome botanico: Nigella damascena L.

Nomi comuni: fanciullaccia, damigella scapigliata, melanzio (selvatico); antichi: melanthion (greco), gith.

Ogni volta che incontro questa pianta, il mio sguardo rimane rapito dalla sua bellezza e dalla complessità delle forme. Pur essendo una pianta relativamente comune nella fascia mediterranea, non la si incontra se non sporadicamente. E quando la si incontra, spesso compare in gruppo: a volte un fazzoletto di terra o un pezzo del ciglio di una strada appaiono “afferrati” da queste piante e ricoperti dalle macchie del colore quasi etereo, che va dal celeste chiarissimo al ceruleo e talvolta al blu, dei loro fiori.

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Cimbalaria

Fig. 1 – Cymbalaria muralis

La Cimbalaria dei muri o Ciombolino comune (Cymbalaria muralis G. Gaertn., B. Mey. & Scherb.) è una piantina originaria dell’Europa meridionale, ma diffusa in quasi tutto il mondo (subcosmpolita). La si ritrova spesso nelle crepe dei vecchi muri umidi (da qui il nome specifico “muralis”), ma anche sulle rocce, negli orti, nei prati, al bordo delle strade, di preferenza su substrati calcarei o silicico-calcarei, con pH basico, livello nutrizionale medio, freschi, piuttosto ombreggiati o in semi-ombra, umidi o mediamente umidi, da 0 a 1.500 m slm. [Acta]

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Ortica: una farmacia in una pianta

Urtica dioica in fiore

L’ortica è una pianta alimentare e curativa. Anche se in alcuni Paesi è usata raramente, è una delle piante più importanti della tradizione occidentale.

Ne esistono diverse specie. In Italia, le più comuni sono: U. dioica (dioica), U. urens, U. pilulifera e  U. membranacea  (generalmente monoiche).

Ricca in proteine e sali minerali (tra cui Ca, K, Si, Mg, Fe, P), l’ortica può essere descritta essenzialmente come un tonico nutritivo e alterativo (ossia che altera il metabolismo rimuovendo le cause dell’accumulo di tossine) con caratteristiche leggermente stimolanti.

La sua azione è complessa e risulta attiva in maniera importante sul metabolismo in generale, sulla reattività del sistema immunitario e del derma, sulle attività epatica e pancreatica e sulla funzione renale.

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Calendula

1 e 2 aprile 2019, primi giorni del secondo mese di primavera. Il nome Aprile deriva dal latino “(mens) aprilis”, che a sua volta deriva, secondo alcuni, dal greco ἀφρός (aphròs), che significa spuma, in riferimento alla spuma dalla quale sarebbe nata la dea Venere, alla quale il mese era dedicato; secondo altri, il nome del mese deriva dal latino “aperire”, ossia aprire, perché questo è il mese in cui si aprono i fiori e le gemme e, più in generale, la Terra e la Natura tutta si aprono alla vita rinnovata.

In questi due giorni, la Luna è in Acquario, segno d’aria, e, pertanto, secondo il calendario biodinamico, essi sono particolarmente adatti alla raccolta dei fiori. Per tale motivo, li abbiamo dedicati alla raccolta dei fiori (capolini, per la precisione) e delle sommità fiorite della calendula selvatica, Calendula arvensis (Vaill.) L., una pianta erbacea a ciclo annuale/bienne, intensamente odorosa per via di una essenza resinosa dal profumo erbaceo e pungente insieme.

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Agrumi

Bergamotti (Citrus x bergamia Risso & Poit.) calabresi

Con il nome di agrumi si intendono generalmente i frutti degli alberi del genere Citrus L., appartenenti alla sottofamiglia Aurantioideae Eaton della famiglia delle Rutaceae Juss.

Conosciutissimi in tutto il mondo come frutti dal tipico sapore agrodolce (più o meno acre e/o dolce a seconda delle specie e delle varietà) e talvolta anche amaro, sono perlopiù usati come alimento, sia da freschi, tal quali, sia come ingredienti di preparazioni diverse (es. marmellate) o come aromatizzanti (per esempio, le scorze essiccate o candite).

A differenza di quanto avviene nella Medicina Cinese, gli agrumi sono pressoché assenti dalla pratica terapeutica (erboristica) occidentale, il che è davvero un peccato, considerando le proprietà davvero interessanti che possiedono. In realtà, questo è vero solo per l’erboristeria occidentale contemporanea; infatti, nei trattati medici cinque-seicenteschi gli agrumi vengono descritti in maniera analoga alle altre piante medicinali all’epoca conosciute.

Ad esempio, Castore Durante scrive a proposito di due agrumi nel suo Herbario Nuovo [Durante]:

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L’albero del Melo

Rametti primaverili di melo pronti per la preparazione della tintura di rametti con gemme – Spring apple tree twigs ready for the production of the tincture of twigs with buds
 

Una pianta praticamente sconosciuta dal punto di vista terapeutico in Italia, il melo (Malus domestica (Borkh.) Borkh.) è un vero e proprio concentrato di proprietà interessanti: è rinfrescante ed umidificante, ha sapore leggermente astringente, aromatico e insieme dolce e amaro-acre. Ha un tropismo particolare per gli organi interni posti al di sotto del diaframma (stomaco, fegato, cistifellea, intestini, reni, milza e pancreas), per il cuore e per il sistema nervoso (copre la quasi totalità degli organi interni).

Essendo contemporaneamente dolce e amaro-acre, tende a nutrire i tessuti e, insieme, a favorire l’eliminazione delle scorie e degli “umori” patogeni, mentre contemporaneamente rinfresca. La sua astringenza lo rende utile nel prolasso e nella lassità tissutali e in caso di lesioni ed infiammazioni degli epiteli. Ha pertanto azione bivalente (nutre e tonifica da una parte ed elimina dall’altra) sui tessuti e sugli organi; in altre parole, espelle dall’organismo ciò che deve essere espulso e sostiene quello che deve rimanere.

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Zafferano

Lo zafferano (Crocus sativus L.) è una spezia dalle mille virtù, in cucina e in erboristeria, considerata un valido rimedio già dai nostri antichi.

Ne scrive Castore Durante, nel suo “Herbario nuovo”:
QUALITA’. È caldo nel secondo grado, è secco nel primo, ritenendo in se un certo poco del frigido, & del terrestre, apre, ripercuote (*), digerisce, corrobora, & ancora mollifica. Sofisticasi mescolandovi sapa, perché più pesi, overo pestandolo con fior di cartamo: ma l’odore, e’l colore, scuoprono la magagna.
VIRTU’. Di dentro. Il croco conforta il cuore, purifica il sangue, scaccia i veleni dal cuore, mangiato, ò bevuto, provoca l’urina, e i mestrui, fa buon colore, usato moderatamente. Bevuto con sapa, vale contra l’ebriachezza, stimula la lussuria, giova al trabocco del fiele, massime bevuto con vin dolce, ò malvagia. La radice bevuta con sapa, provoca l’urina, ma bevuta al peso di due, o tre dramme, è mortifera, è così il fiore, il quale giova nella debolezza, & all’ulcere dello stomaco, del petto, del fegato, del pomone, delle reni, e della vessica, mangiato ne cibi: ma il soverchio uso, & l’odore, offende la testa, offusca l’intelletto, fa l’huomo pallido, & lo fa morir ridendo, apportando troppa allegrezza.
VIRTU’. Di fuori. Giova a i membri paralitici, mollifica le durezze de nervi, & se ne fa l’ossicrocio utilissimo a questo effetto, mescolasi utilmente ne i collirij, che si fanno per gl’occhi, con latte di donna, il seme del croco silvestre, trito con mano, ò sospeso al collo, vale efficacemente a i morsi de gli scorpioni è utile a i difetti del sedere, e della natura, messo ne gli impiastri, è parimente alle posteme dell’orecchie. Masticato il zaffarano, & poschia buttatone il fiato al viso delle donne, che si sono lisciate, gli fa il volto pallido.

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Arnica, Calendula e Bellis: tre Asteraceae a confronto

Arnica, Calendula e Bellis sono tre generi botanici appartenenti alla famiglia delle Asteraceae (o Compositae, nomen conservandum), uno dei due generi più numerosi tra le Spermatophytae (piante che si riproducono per seme), insieme alle Orchidaceae.

A causa del gran numero di specie in essa contenute, la famiglia delle Asteraceae è stata suddivisa in 13 sottofamiglie e diverse tribù e sottotribù. Arnica, Calendula e Bellis appartengono alla sottofamiglia delle Asteroideae e a tribù differenti. Tutte hanno flosculi (fiori che compongono l’infiorescenza complessa) sia ligulati sia tubulati.

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Il guaritore dimenticato: il cardo dei lanaioli

Pianta in passato tenuta in grande considerazione, il cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum L.) è oggi pressoché caduta in disuso. Fin dai tempi degli antichi egizi, le sue infruttescenze sono state utilizzate nella lavorazione della lana (“cardatura” o garzatura). Il cardo, a differenza degli strumenti di acciaio o plastica con funzioni simili, permette di ottenere una lavorazione più fine e non fa spezzare le fibre del tessuto. Dalla selezione fatta dall’uomo nei secoli sulle piante per ottenere capolini più uniformi e compatti (e per questo più adatti al lavoro della garzatura) ha avuto origine il Dipsacus sativus (L.) Honck., un tempo specie coltivata ed ora rinselvatichita e presente esclusivamente in alcune zone dell’Italia settentrionale. [Acta]

Esistono diverse specie di Dipsacus, di cui D. fullonum L., D. sativus (L.) Honck., D. ferox Loisel, D. laciniatus L., D. pilosus L. sono presenti in Italia.
D. asperoides C. Y. Cheng et T. M. Ai e D. japonicus Miq. sono presenti in Asia Orientale e le loro radici sono utilizzate in Medicina Cinese, indicate con il nome Xu Duan (che significa, grosso modo, “ripara ciò che è rotto”).

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