Agrumi

Bergamotti (Citrus x bergamia Risso & Poit.) calabresi

Con il nome di agrumi si intendono generalmente i frutti degli alberi del genere Citrus L., appartenenti alla sottofamiglia Aurantioideae Eaton della famiglia delle Rutaceae Juss.

Conosciutissimi in tutto il mondo come frutti dal tipico sapore agrodolce (più o meno acre e/o dolce a seconda delle specie e delle varietà) e talvolta anche amaro, sono perlopiù usati come alimento, sia da freschi, tal quali, sia come ingredienti di preparazioni diverse (es. marmellate) o come aromatizzanti (per esempio, le scorze essiccate o candite).

A differenza di quanto avviene nella Medicina Cinese, gli agrumi sono pressoché assenti dalla pratica terapeutica (erboristica) occidentale, il che è davvero un peccato, considerando le proprietà davvero interessanti che possiedono. In realtà, questo è vero solo per l’erboristeria occidentale contemporanea; infatti, nei trattati medici cinque-seicenteschi gli agrumi vengono descritti in maniera analoga alle altre piante medicinali all’epoca conosciute.

Ad esempio, Castore Durante scrive a proposito di due agrumi nel suo Herbario Nuovo [Durante]:

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Citrus fruits


Bergamot (Citrus x bergamia
Risso & Poit .) from Calabria (not to confuse with Wild, White & Purple Bergamot, Monarda spp.)

Citrus fruits are the fruits of the trees belonging to the genus Citrus L., in the subfamily Aurantioideae Eaton of the family Rutaceae Juss.

Well known all over the world as fruits characterized by a typical soursweet (more or less sweet or sour according to species and variety) and sometimes bitter taste, they are mostly used as food, either raw or processed in several food preparations and recipes (e.g., marmalade), or possibly as flavoring ingredients (i.e., the dried or candied peels).

Unlike from what happens in Chinese Medicine, citrus fruits are almost unused in Western herbal practice, and this is really a pity considering the interesting properties they are endowed with. In fact, this is strictly true only for the contemporary western herbal practice: in the medical treatises of the sixtieth and seventieth centuries, indeed, citrus fruits are described similarly to the other medicinal herbs known at the time.

For instance, the Italian author Castore Durante wrote, in his Herbario Nuovo [Durante], about two of these fruits:

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The Apple tree

Practically unknown from the point of view of herbal medicine in some countries, the apple tree (Malus domestica (Borkh.) Borkh.) is a concentrate of interesting properties: it’s cooling and moistening, with a slightly astringent, aromatic, sweet and acrid-bitter taste. It has a particular tropism toward the inner organs placed below the diaphragm (stomach, liver, gallbladder, bowels, kidneys, spleen and pancreas), the heart and the nervous system (it covers almost all the internal organs).

Being sweet and acrid-bitter together, it supports the tissue nourishment and the elimination of wastes and pathogenic “humors”, while at the same time cools down the body. Its astringency makes it useful in tissue prolapse and tissue laxity and in case of lesions and inflammation of epithelia. So, it has a bivalent action (nourishes and tonifies on one side, and eliminates on the other) upon tissues and organs; in other words, it expels from the body what has to be expelled and nourishes and supports what has to be kept inside.

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L’albero del Melo

Rametti primaverili di melo pronti per la preparazione della tintura di rametti con gemme – Spring apple tree twigs ready for the production of the tincture of twigs with buds
 

Una pianta praticamente sconosciuta dal punto di vista terapeutico in Italia, il melo (Malus domestica (Borkh.) Borkh.) è un vero e proprio concentrato di proprietà interessanti: è rinfrescante ed umidificante, ha sapore leggermente astringente, aromatico e insieme dolce e amaro-acre. Ha un tropismo particolare per gli organi interni posti al di sotto del diaframma (stomaco, fegato, cistifellea, intestini, reni, milza e pancreas), per il cuore e per il sistema nervoso (copre la quasi totalità degli organi interni).

Essendo contemporaneamente dolce e amaro-acre, tende a nutrire i tessuti e, insieme, a favorire l’eliminazione delle scorie e degli “umori” patogeni, mentre contemporaneamente rinfresca. La sua astringenza lo rende utile nel prolasso e nella lassità tissutali e in caso di lesioni ed infiammazioni degli epiteli. Ha pertanto azione bivalente (nutre e tonifica da una parte ed elimina dall’altra) sui tessuti e sugli organi; in altre parole, espelle dall’organismo ciò che deve essere espulso e sostiene quello che deve rimanere.

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Zafferano

Lo zafferano (Crocus sativus L.) è una spezia dalle mille virtù, in cucina e in erboristeria, considerata un valido rimedio già dai nostri antichi.

Ne scrive Castore Durante, nel suo “Herbario nuovo”:
QUALITA’. È caldo nel secondo grado, è secco nel primo, ritenendo in se un certo poco del frigido, & del terrestre, apre, ripercuote (*), digerisce, corrobora, & ancora mollifica. Sofisticasi mescolandovi sapa, perché più pesi, overo pestandolo con fior di cartamo: ma l’odore, e’l colore, scuoprono la magagna.
VIRTU’. Di dentro. Il croco conforta il cuore, purifica il sangue, scaccia i veleni dal cuore, mangiato, ò bevuto, provoca l’urina, e i mestrui, fa buon colore, usato moderatamente. Bevuto con sapa, vale contra l’ebriachezza, stimula la lussuria, giova al trabocco del fiele, massime bevuto con vin dolce, ò malvagia. La radice bevuta con sapa, provoca l’urina, ma bevuta al peso di due, o tre dramme, è mortifera, è così il fiore, il quale giova nella debolezza, & all’ulcere dello stomaco, del petto, del fegato, del pomone, delle reni, e della vessica, mangiato ne cibi: ma il soverchio uso, & l’odore, offende la testa, offusca l’intelletto, fa l’huomo pallido, & lo fa morir ridendo, apportando troppa allegrezza.
VIRTU’. Di fuori. Giova a i membri paralitici, mollifica le durezze de nervi, & se ne fa l’ossicrocio utilissimo a questo effetto, mescolasi utilmente ne i collirij, che si fanno per gl’occhi, con latte di donna, il seme del croco silvestre, trito con mano, ò sospeso al collo, vale efficacemente a i morsi de gli scorpioni è utile a i difetti del sedere, e della natura, messo ne gli impiastri, è parimente alle posteme dell’orecchie. Masticato il zaffarano, & poschia buttatone il fiato al viso delle donne, che si sono lisciate, gli fa il volto pallido.

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Saffron

Saffron (Crocus sativus L.) is a spice with thousand virtues, in both cuisine and herbal therapy, esteemed as a useful remedy since ancient times.

Castore Durante, in his “Herbario nuovo” wrote:
QUALITIES. It’s hot in the second degree and dry in the first, keeping in itself a little of cold and terrestrial, it opens, repercusses (*), digests, corroborates, and also mollifies. It is adulterated by mixing it with sapa (+), to make it heavier, or by pounding it with safflower: but smell and color allow to reveal the flaw.
VIRTUES. Internally. Saffron comforts the heart, purifies the blood, pushes poisons away from the heart, eaten or drunk, stimulates diuresis and menses, improves the complexion, if used with moderation. Drunk with sapa, it is useful against drunkenness, stimulates luxury, it is useful against jaundice, especially if drunk with sweet wine or malvasia. The root, drunk with sapa, stimulates diuresis, but a two-three drams dosage is mortally poisonous, and so it’s the flower, that is useful against weakness and ulcers of stomach, chest, liver, lung, kidney, and bladder, eaten in food: but the excessive use, and the smell, hurts the head, dulls the intellect, makes man pale, and makes him die laughing, by bringing too much joyfulness.
VIRTUES. Externally. It is useful for paralytic limbs, mollifies indurations of the nerves, and it’s used to make Oxycroceum, that is very useful to this purpose, it is useful mixed in eye powders, that are prepared for eyes, with woman milk, the seed of wild crocus, hand-ground, or suspended at the neck, is efficacious against bites of scorpions and it’s useful against the defects of the bottom and the matrix, put in poultices, and the same holds also for the infections of the ears. Chewing saffron, and then blowing on the face of sleeked women, make their face pale.

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Arnica, Calendula e Bellis: tre Asteraceae a confronto

Arnica, Calendula e Bellis sono tre generi botanici appartenenti alla famiglia delle Asteraceae (o Compositae, nomen conservandum), uno dei due generi più numerosi tra le Spermatophytae (piante che si riproducono per seme), insieme alle Orchidaceae.

A causa del gran numero di specie in essa contenute, la famiglia delle Asteraceae è stata suddivisa in 13 sottofamiglie e diverse tribù e sottotribù. Arnica, Calendula e Bellis appartengono alla sottofamiglia delle Asteroideae e a tribù differenti. Tutte hanno flosculi (fiori che compongono l’infiorescenza complessa) sia ligulati sia tubulati.

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Arnica, Calendula and Bellis: a comparison among three Asteraceae

Arnica, Calendula and Bellis are three botanical genera belonging to the Asteraceae (or Compositae, old name) family. Asteraceae is one of the two largest genera in Spermatophytae (plants that reproduces through seed), together with Orchidaceae, because these two genera contain the greatest number of species.

Due to the large number of species, the whole family has been subdivided into 13 subfamilies, and several tribes and subtribes. Arnica, Calendula and Bellis belong to the Asteroideae subfamily, and to different tribes. All of them have both ligulate and tubulate florets.

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Il guaritore dimenticato: il cardo dei lanaioli

Pianta in passato tenuta in grande considerazione, il cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum L.) è oggi pressoché caduta in disuso. Fin dai tempi degli antichi egizi, le sue infruttescenze sono state utilizzate nella lavorazione della lana (“cardatura” o garzatura). Il cardo, a differenza degli strumenti di acciaio o plastica con funzioni simili, permette di ottenere una lavorazione più fine e non fa spezzare le fibre del tessuto. Dalla selezione fatta dall’uomo nei secoli sulle piante per ottenere capolini più uniformi e compatti (e per questo più adatti al lavoro della garzatura) ha avuto origine il Dipsacus sativus (L.) Honck., un tempo specie coltivata ed ora rinselvatichita e presente esclusivamente in alcune zone dell’Italia settentrionale. [Acta]

Esistono diverse specie di Dipsacus, di cui D. fullonum L., D. sativus (L.) Honck., D. ferox Loisel, D. laciniatus L., D. pilosus L. sono presenti in Italia.
D. asperoides C. Y. Cheng et T. M. Ai e D. japonicus Miq. sono presenti in Asia Orientale e le loro radici sono utilizzate in Medicina Cinese, indicate con il nome Xu Duan (che significa, grosso modo, “ripara ciò che è rotto”).

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The forgotten healer: teasel

In the past, teasel (Dipsacus fullonum L.) was a greatly esteemed plant, while nowadays it is quite completely forgotten. Since the Ancient Egyptians times, its infructescences were used in wool carding. Unlike plastic and steel tools, the teasel allows a “finer” processing of the wool and prevents its fibers being broken. Human selection over the centuries, aimed at obtaining more uniform and compact heads (so more suited to wool carding), has brought to the 
appearance of Dipsacus sativus (L.) Honck., once cultivated and now practically almost disappeared (except in Northern Italy). [Acta]

Different species of Dipsacus exist, of which D. fullonum L. is probably the most known. D. asperoides C. Y. Cheng et T. M. Ai and D. japonicus Miq. are present in Eastern Asia; their roots are used in Chinese Medicine, collectively called Xu Duan (that means something like “restore what is broken”).

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